Caos M5S dopo la sconfitta in molti evocano la scissione

24 set 2020

Mai come in questi giorni il Movimento 5 Stelle sembra rischiare. Correnti e singoli vivono la frustrazione di una sconfitta senza precedenti alle regionali. La sordità, è l'accusa ricorrente, di vertici che non ascoltano. La tanto attesa assemblea che tra poche ore dovrebbe servire a delineare il tragitto verso gli stati generali rischia di ridursi ad uno sterile sfogatoio. D'altro canto persino Vito Crimi, capo politico pro tempore, non ha dato certezze sulla sua presenza. I capigruppo riporteranno gli orientamenti come se fosse un'assemblea come tante, solo che gli spiriti ribollono. E di nuovo nella mischia sono tre le figure che emergono: Di Battista e Di Maio in aperta contrapposizione e Roberto Fico che cerca di calmare le acque invocando collegialità senza personalismi. Nessuno sa se la terza carica dello Stato sia davvero pronta a rimettersi in gioco. Certo, a suo fianco trova schierata in questo momento una pattuglia più corposa che in altre fasi. Roberta Lombardi lo dice chiaramente: tra Di Battista e Di Maio scelgo l'analisi di Fico. Intorno a Di Battista, da tempo fuori dal Palazzo, pochi fedeli da sempre. Il timore per molti è che non si carichi di quell'impegno da cui da tempo rifugge. Di Maio intanto rinsalda i rapporti con i suoi, da Fraccaro a Bonafede, ad una Laura Castelli che sposa in toto la linea di chi quel ruolo da leader non lo ha mai abbandonato davvero. L'amarezza circola palpabile se anche i governisti di rango come Buffagni scrivono: “Spero finiremo di fare gli struzzi capendo nei modi e nelle sedi giuste come cambiare e cacciando anche i mercanti dal tempio”. Ecco, cacciare, perché, come se non bastasse il peso di tutto quello che sta accadendo, sarebbero pronti tra i sei e gli otto provvedimenti disciplinari in queste ore convulse. Molti si sarebbero appellati a Beppe Grillo. Lui, il padre nobile, avrebbe chiesto invece di non essere tirato in mezzo alla guerra tra bande. Pubblicamente ha elogiato il referendum e ricordato di non credere più nella democrazia rappresentativa. Dietro le quinte si dice che ha cercato invece un compromesso con Davide Casaleggio. Già, perché il complicato rapporto dei parlamentari con il figlio di Gianroberto è un'altra spina nel fianco, quella che ha fatto armare Paola Taverna di video con tanto di bonifici e stilettata: nessuno deve sentirsi al di sopra delle regole.

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