È il congresso della CGIL a fare da balia per provare a far nascere un tavolo delle opposizioni. C'è già chi lo ha ribattezzato coordinamento anti Papeete. E se sul palco Schlein, Conte e Fratoianni sembrano suonare lo stesso spartito, a cantare fuori dal coro, con qualche rumorosa contestazione della platea sindacale, è il leader di Azione Carlo Calenda che con i compagni di strada non è d'accordo su molte cose ma non è contrario al confronto. "Questo non è un Comitato di Liberazione Nazionale perché ringraziando il Signore siamo in una democrazia rappresentativa, ma è un lavoro di merito che si fa sapendo che ci sono punti che ci dividono profondamente ma alcuni su cui possiamo lavorare insieme e abbiamo il dovere di lavorare insieme". Per Elly Schlein sul salario minimo, sulla battaglia contro la delega fiscale e la lotta contro la precarietà un'intesa si può trovare. "Chiudiamoci in una stanza, perché io preferisco che non ne usciamo fino a notte fonda ma poi qualche cosa da fare insieme la troviamo piuttosto che contribuiamo a fare vincere di nuovo quegli altri, grazie". Anche Giuseppe Conte insiste sulla necessità di non andare più in ordine sparso. "L'obiettivo di ciascuna forza che abbia una vocazione progressista, che si definisca progressista e battere le forze di destra conservatrici. Quindi qualsiasi strumento di dialogo è la premessa per raggiungere questo obiettivo". Per Nicola Fratoianni il centro-sinistra non può più presentarsi balcanizzato come è avvenuto alle elezioni politiche del 25 settembre. "Senza la definizione di una capacità coalizionale che almeno dia alle persone di questo Paese l'idea che tu ce la puoi fare a battere quella destra lì, la partita non la cominci nemmeno".























