Conte boccia il piano di Arcelor Mittal

05 dic 2019

Dopo circa un mese nulla è cambiato. Dai 5000 esuberi, posti come condizione per rimanere in Italia da Mittal si è arrivati alla cifra molto vicina di 4702, 2900 subito, gli altri entro il 2023. Numeri inaccettabili arrivati come un pugno in faccia al Governo e alla città di Taranto. quello dell'occupazione, insieme al livello di produzione dell’acciaio è sempre stato un nodo centrale nel confronto tra azienda e Governo. Il Premier Conte respinge senza esitazione il programma di maxi esuberi. Il progetto che è stato anticipato, ovviamente, in un incontro. È stato meramente anticipato. Un primo progetto non va assolutamente bene. Mi sembra sia molto simile a quello originario, lo respingiamo e lavoreremo come durante questo negoziato, a quelli che sono gli obiettivi che ci siamo prefissati col Monsignor Mittal, e che il signor Mettal si è impegnato con me personalmente a raggiunge. Compatti i sindacati che parlano di un piano industriale irricevibile. Dopo lungo tavolo al Ministero dello sviluppo economico, l'annuncio di uno sciopero generale dei lavoratori ex Ilva e una manifestazione nazionale a Roma, il 10 dicembre prossimo. I sindacati fanno muro contro il taglio dei posti di lavoro, ma anche contro un incremento della produzione ben inferiore rispetto a quello pattuito. Esuberi produzione, sostenibilità ambientale, gli obiettivi mancati nel nuovo piano. Il governatore della Puglia attacca il colosso franco indiano, evidenziando la scarsa volontà, da parte di Mittal, di trovare un accordo che tuteli la città e i lavoratori. È inimmaginabile che Taranto, dopo i sacrifici immensi fatti in questi anni, possa alla fine accettare di proseguire l'attività dell'acciaieria, ma con una ricaduta sull'occupazione così scarsa e soprattutto, diciamo la verità, con lo Stato che si deve sobbarcare costi di ogni tipo per gestire esuberi e situazioni di bonifica.

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