Conte: diremo no a primato finanza in Ue

17 giu 2019

Il tempo stringe, l'Europa aspetta, il Governo italiano cerca di chiudere i termini della lettera di risposta ai rilievi di Bruxelles per evitare la procedura per violazione della regola del debito. Giovedì è in programma il Consiglio Europeo e in quella sede il Premier Conte vorrebbe arrivare già con un testo definitivo da presentare ai partner continentali. Prima però dovrà confrontarsi di persona per un punto complessivo e conclusivo con i suoi due vice, vertice che dovrebbe tenersi mercoledì. “La sostanza di questo messaggio la posso anticipare semmai, cioè il primato della finanza non offre delle chance di crescita all'Europa nel segno dello sviluppo sociale, dell'equità, della solidarietà”. Dobbiamo smettere di attribuire primato non solo e tanto all'economia quanto addirittura alla finanza, e questo è un po' il cuore del messaggio”. Tutto per ora sembra muoversi sul triangolo Parigi - Washington – Roma, dalla Francia, appunto, parla il Presidente del Consiglio, negli stati Uniti Matteo Salvini che ribadisce la linea dell'abbattimento della pressione fiscale come priorità. Nella Capitale Luigi Di Maio, che riunisce i suoi ministri, come aveva già fatto il leghista qualche giorno addietro per rilanciare le priorità pentastellate, salario minimo innanzitutto, che dovrebbe rivolgersi ad una platea di 4 milioni di lavoratori. l'Ocse frena, non è la soluzione, perché con 9 euro l'ora sarebbe il più alto dell'Unione, spiega l'organizzazione internazionale. L'Istat calcola per le imprese un aggravio di 4,3 miliardi, circa 700 milioni sarebbe invece la ricaduta sulla spesa della pubblica amministrazione. “Le nostre priorità rimangono da un lato i lavoratori e dall'altra parte, l'abbassamento delle tasse. Per il lavoro insistiamo sul salario minimo orario, è assurdo che nel 2019 ci siano ancora persone che guadagnano 2 o 3 euro allora”. C'è poi in agenda 5 Stelle una ridefinizione del conflitto di interessi, una riforma fiscale in nome della flat tax e una proposta per la riduzione del cuneo fiscale, provvedimenti, questi ultimi, che di certo non rappresenterebbero una riduzione di spesa, come forse auspicato da Bruxelles.

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