Conte: Mes ha brutta fama, Italia abbandonata

19 apr 2020

Opposizione in pressing Governo al contrattacco, l'obiettivo Europa tra Mes ed Eurobond divide la politica, ma crea fermento anche nella maggioranza con una parte del Movimento 5 Stelle che mostra insofferenza. Così come nel centrodestra, che registra il distinguo di Forza Italia da Salvini e Meloni. Tutto mentre il Parlamento si appresta ad affrontare una settimana di appuntamenti cruciali e il Premier Conte, impegnato a valutare le possibili misure per la fase due risponde agli attacchi di Lega e Fratelli d'Italia. Quel che serve davvero al Paese dice è un Governo sostenuto da forze convinte che la ricostruzione sarà più efficace se ci sarà coesione e lungimiranza, niente governi tecnici ma politica, avverte, poi su Sueddeutsche Zeitung, insiste servono titoli comuni europei resta scettico sul Mes Conte ha una brutta fama, dice ricordando la Grecia. E l'Italia, pur apprezzando le scuse della Von Der Layen, è stata lasciata sola. Oggetto del contendere è sempre il fondo salva stati, dall'Europa Il Direttore Generale del meccanismo europeo difende le novità, nessuna Grecia bis all'orizzonte e il commissario Gentiloni, ribadisce sono linee di credito senza condizionalità. Ma mentre il ministro degli esteri Di Maio parla di falso dibattito sul tema, a incalzare l'esecutivo è Alessandro di Battista vogliono l'Italia all'angolo, dice, bisogna dire no al Mes e giocare il rapporto privilegiato che l'Italia ha con Pechino. Immediata la replica da Pd e Italia viva, che chiede a Conte e Di Maio di prendere le distanze. E sempre dal movimento, il capo politico Crimi assicura il premier è saldo. Ma non mancano tensioni anche sulle nomine pubbliche, dopo l'intesa raggiunta nel Governo sui rinnovi dei vertici in scadenza nelle società partecipate è sempre di Battista a guidare la rivolta tra i pentastellati, con un appello all'insegna del rinnovamento per bloccare alcune nomine su tutte la conferma all'Eni, di Claudio de Scalzi. Un post su Facebook, firmato da diversi esponenti di spicco Cinque Stelle, tra cui Lezzi, Morra e Giulia Grillo, che di fatto contesta l'accordo raggiunto tra Conte e Pd e l'ala governista del movimento guidata da Di Maio e Fraccaro.

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