Conte riferisce in Senato su Russiagate

23 lug 2019

Rubli o non rubli? Il Premier Giuseppe Conte si fa carico di spiegare in Senato la vicenda del Russiagate che coinvolge alcuni esponenti leghisti e che è diventata anche un'inchiesta della Procura di Milano. Ma al di là della ricostruzione del Premier in Aula, la linea è che Savoini non rappresentava la Lega, che serve far lavorare la Magistratura e che non c'è bisogno di strumentalizzazioni. La vicenda risale al 17 ottobre dell'anno scorso quando Matteo Salvini si reca a Mosca per un incontro con gli imprenditori italiani che lavorano in Russia. Con lui c'è anche Gianluca Savoini, Presidente dell'associazione Lombardia-Russia. Il giorno successivo - racconta una registrazione audio diffusa da un sito americano - Savoini con l'avvocato d'affari Gianluca Meranda e l'ex bancario Francesco Vannucci incontrano all'Hotel Metropol di Mosca alcuni interlocutori russi per discutere di una fornitura di petrolio che avrebbe portato fondi alla Lega. Per la precisione, un affare da 1,5 miliardi di dollari che avrebbe dovuto garantire, stando alla registrazione audio, soldi alla Lega per 65 milioni di dollari per la campagna elettorale e stecche a funzionari russi. Da qui l'ipotesi contestata di corruzione internazionale. La compravendita, però, non è mai andata in porto. Una circostanza comunque finita in un fascicolo aperto dai magistrati milanesi, che stanno valutando quali rogatorie trasmettere in Russia e in Inghilterra, dal momento che l'affare avrebbe avuto come garante una banca inglese, che però ha già smentito la circostanza. Meranda, Savoini e Vannucci hanno preferito non rispondere durante gli interrogatori. Tutti e tre sono iscritti nel registro degli indagati per corruzione internazionale. Altri documenti dell'inchiesta sono quelli pubblicati dall'Espresso, secondo il quale la trattativa non si sarebbe arenata il 18 ottobre, ma sarebbe proseguita fino a febbraio. Farebbe fede una nota interna della società di Stato russa Gazprom e la risposta a Savoini della Banca londinese Euro-IB, che sarebbe stata rappresentata al tavolo del Metropol da Meranda, il quale avrebbe citato l'Eni come compratore finale. Eni smentisce categoricamente di essere mai stata coinvolta in questo affare. Disconosciuta dai responsabili anche la lettera della banca inglese. Salvini ha liquidato la vicenda come pura fantasia.

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