Conte sferza Iv: facile fare da contrappunto senza proposte

28 ott 2020

Mentre nelle piazze continuano ad esserci manifestazioni e disordini e dentro la maggioranza il clima non pare affatto sereno, il premier cala la carta del decreto Ristori, consapevole di quanto le nuove misure restrittive stiano mettendo a dura prova il Paese. In sintonia con il Colle Conte conferma il convincimento che i Dpcm sia stato necessario, esattamente come poi la corsa contro il tempo per varare solo 48 ore dopo un testo che prevede tra l'altro contributi a fondo perduto per le categorie più colpite, tutto, ripete ancora una volta, per scongiurare un lockdown dal generale. Chiusure localizzate, chiarisce, sono già possibili proprio in virtù del Dpcm. La rabbia che scorre lungo il Paese, invece lo aveva già detto, è anche comprensibile, ma la violenza invece è tutt'altra cosa. Ci rendiamo conto delle sofferenze delle difficoltà economiche, ma è per questo che stiamo qui a parlare adesso in questa conferenza. Per quanto riguarda invece la deriva in termini di violenza e ovviamente tutte queste iniziative che si stanno traducendo in atti di violenza, non possiamo certo condividerle, ma credo che tutti gli Italiani perbene non possono condividere. Dalle critiche arrivate invece da dentro la maggioranza, soprattutto dai renziani, il premier che incontra i capi delegazione in serata, non solo mette in chiaro che il Dpcm non cambia, ma affonda: è più facile fare da contrappunto è più difficile, invece, offrire delle misure alternative che ci portino alla all'obiettivo di riportare la curva sotto controllo e di controllare, di mettere in sicurezza il Paese. Non ci stanno da Italia Viva, "troppo facile ignorare le nostre idee per poi lamentarsi perché non siamo d'accordo" replica Rosato, "la prossima riunione", dice Faraone, "la facciamo in streaming". "Senza misure ferme" ripete invece il ministro Speranza "la curva non torna sotto controllo e abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti". Litigiosità che fa gioco alle opposizioni che accusano il governo di non essere riuscito a prevenire la seconda ondata e di non aver scongiurato nuove misure pesanti per l'economia. In un vertice Salvini, Meloni, Tajani e collegato Silvio Berlusconi hanno chiesto anche che il Parlamento si esprima con un voto. volto che al momento non è previsto.

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