Coronavirus, governo lavora per liquidità aziende

03 apr 2020

La fase due di convivenza con il virus killer non è ancora in programma, ma il Governo prova ad inoculare altri anticorpi per sostenere il tessuto economico, già in debito d'ossigeno. Dopo l'allarme lanciato dal centro studi di Confindustria, che segnala un crollo delle attività produttive che non si registrava dalla fine degli anni 1970, a Palazzo Chigi si lavora per mettere a punto un nuovo decreto che dovrà essere varato entro Pasqua. Un intervento che si aggira tra i 25 e i 30 miliardi, di cui si è occupata la maggioranza nel corso di un vertice, i cui pilastri sono: rinvio delle scadenze fiscali, sostegno agli Enti Locali, all'agricoltura e al turismo, tutele del sistema sanitario, misure per la casa, come i 46 milioni per il sostegno agli affitti, estensione del bonus ai professionisti e il reddito di emergenza. Giuseppe Conte è preoccupato per la mancanza di liquidità delle imprese e il Consiglio dei Ministri, in programma nelle prossime ore o nel fine settimana, sarà impegnato a garantire alle aziende un accesso più agevole ai finanziamenti fino a 200 miliardi. Questo è il momento in cui tutti i Paesi europei devono compiere uno sforzo per sostenere e offrire liquidità alle imprese e per offrire un sostentamento, un sostegno al reddito dei cittadini che ne sono sprovvisti. Ed ecco perché è importante una reazione europea. Anche l'Opposizione è chiamata a fare la sua parte e ha partecipato alla cabina di regia sugli emendamenti al decreto marzo, sui contenuti del decreto aprile e nelle prossime ore è in programma una nuova riunione. Il Ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, ha esortato la Minoranza: non si parta dalle cifre, ma dal merito, facciamo un percorso insieme e arriviamo alla cifra, passando subito alla fase operativa. I Capigruppo della Lega, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, ringrazio il Governo per l'apertura, ma precisano: “Per ora, abbiamo ascoltato tante belle parole, ma noi e gli italiani, aspettiamo fatti concreti, tempi certi”. Malgrado il mea culpa, pronunciato in una lettera a Repubblica dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen, che ha ammesso una mancata risposta comune europea, il leader della Lega, Matteo Salvini, non si fida delle ricette europee. Mai pronunciare la parola MES, perché poi le condizioni possono cambiare in corso d'opera, quindi sarebbe ipotecare il futuro, il lavoro, i risparmi e la speranza dei nostri figli e degli italiani.

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