Crisi, centrodestra si spacca su governo Draghi

05 feb 2021

Che senza un Conte ter i partiti del centrodestra avrebbero potuto prendere strade diverse era immaginabile. E stando alle prime prese di posizione, la frattura sembra dietro l'angolo. Silvio Berlusconi è il primo a sciogliere la riserva e annunciare che il suo sostegno e quello del suo partito all'ex governatore della banca centrale, il cavaliere è costretto a intervenire per tenere unito il suo gruppo per la gran parte favorevole al sostegno a Draghi, a partire da Mara Carfagna, tra le prime ad evocare un Governo di larghe intese. A quel punto è chiaro che la posizione unitaria del centrodestra è a rischio. Fratelli d'Italia, dopo aver proposto inutilmente l'astensione di tutti come mediazione, ha annunciato il suo no alle consultazioni, ciascuno andrà con la propria delegazione. Salvini ha riunito la segreteria politica e al termine si è mostrato ai cronisti con il suo vice Giancarlo Giorgetti, se non proprio un'indicazione chiara sul futuro, di certo un indizio non indifferente, visto che da sempre Giorgetti è un sostenitore di un Governo istituzionale, a maggior ragione se guidato da Draghi. Porteremo al presidente Draghi le nostre richieste: taglio delle tasse, taglio della burocrazia, controllo dei confini. Noi siamo disponibili a ragionare con tutti per il bene dell'Italia. Certo, Draghi dovrà scegliere tra Grillo e la Lega. "Abbiamo proposte ragionevoli da fare" dice Giorgetti, "non sono condizioni, ma valori. Senza la Lega questo governo sarebbe zoppo". Apertura anche da parte dei centristi. Ma è una posizione che non sorprende. "Questa è una risorsa e una grande opportunità per l'Italia", dice Maurizio Lupi, dopo il primo giro di consultazioni. "Non posso votare la fiducia a Draghi" conferma dal canto suo Meloni, "ho sempre detto che non avrei votato la fiducia a un governo tecnico e che non sarei mai andata al governo con il Pd. Se poi porterà provvedimenti per il bene dell'Italia, li voterò", ha concluso la leader di Fratelli d'Italia.

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