Crisi di governo, molti provvedimenti a rischio

09 ago 2019

Se è vero che il Governo si è spaccato durante la discussione sulla Tav l'esecutivo di Giuseppe Conte lascia in eredità più provvedimenti che, con una maggioranza diversa, sarebbero fortemente a rischio. L'atteso taglio del numero dei parlamentari, che vedrebbe 345 poltrone in meno e che dovrebbe passare alla Camera il 9 settembre prossimo per l'esame definitivo, potrebbe restare in sospeso. Stessa sorte toccherebbe al salario minimo legale, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle che non ha mai troppo convinto la Lega. Il disegno di legge presentato a luglio è fermo in Commissione Lavoro e potrebbe arenarsi. A rischio il futuro del reddito di cittadinanza, visto che un eventuale Governo senza i 5 Stelle potrebbe decidere per un ridimensionamento o orientarsi verso la sua abolizione. Se andasse all'esecutivo provvisorio non andrebbe in porto nemmeno la cosiddetta flat tax per famiglie e imprese. Il provvedimento, per alleggerire il carico fiscale sui lavoratori, primario obiettivo della Lega. Un iter lungo il suo previsto nella legge di bilancio del 2020 che avrebbe anticipato la riforma IRPEF per 20 milioni di famiglie. Non ancora concluso, nemmeno l'iter della riforma della giustizia che è stata licenziata con la formula: “salvo intese” e prevede perciò un ulteriore passaggio in Consiglio dei Ministri a causa di 3 punti che fortemente dividono Movimento 5 Stelle e Lega. La separazione delle carriere, la prescrizione e le modalità di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura. Anche l'ultimo atto del Governo, Conte, che contiene il decreto legge sui Riders e gli aiuti alle aziende in crisi che è stato licenziato il 6 agosto scorso dal Consiglio dei Ministri, rischia di restare appeso.

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