Di Battista attacca: M5S rischia di diventare come Udeur

02 ott 2020

Dici Udeur e già ripassano davanti suoni e simboli di una politica che fu, e forse è ancora. Il lungo viaggio dentro l'arrivederci di Alessandro di Battista giunge a una nuova tappa critica. Se il movimento va avanti così, diventa come l'Udeur ha detto e pensare a di Maio come un novello Mastella al ruolo di 5 Stelle come quello di portatori d'acqua e voti parlamentari a un governo guidato da altri, a un centrosinistra riesumato con o senza trattino, diventa un riflesso automatico, ma i corsi e ricorsi storici si fermano qui. L'invettiva visiva arriva nel mezzo della legislatura che segna per il Movimento il massimo del successo all'inizio e il massimo della confusione proprio ora. Partito di governo e di lotta alle prese con gli stati generali, una volta si chiamavano congresso, che non arrivano ancora. Il dibattito fra le correnti e le schermaglie dei leader. Un'identità che vacilla, il ruolo di Casaleggio e Grillo sempre più indecifrabile. Più che l'Udeur, sussurra qualcuno, sembra la vecchia democrazia cristiana, ma assai più fragile. Non aiuta in questa fase la strada in salita della riforma elettorale. La regola del gioco che condiziona le scelte dei partiti di maggioranza e di opposizione. Zingaretti ripete che il patto con gli alleati di governo è chiaro e inderogabile, legge proporzionale con sbarramento al 5%. I 5 Stelle non si pronunciano. Leu si sfila, Italia Viva vorrebbe il maggioritario, ma dice "aspettiamo". Stessa cautela nel centrodestra, rassegnato al fatto che si andrà a votare alla scadenza naturale del 2023, a meno che l'Udeur non faccia scherzi, ma quelli erano altri tempi.

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