Draghi al lavoro su discorso e sottosegretari

14 feb 2021

Mettere in sicurezza il Paese e restare Uniti, Mario Draghi lavora al testo programmatico che presenterà in aula mercoledì al Senato e giovedì alla Camera nel chiedere la fiducia per il suo neonato Governo. Nel suo primo Consiglio dei Ministri ha tracciato l'asse portante di una strategia concreta e decisa che non può permettersi perdite di tempo o passi falsi, né tantomeno dedicarsi alle beghe di partito. La tensione alla politica c'è stata come dimostra la lista dei Ministri e ci sarà, ma prima, appunto, viene il Paese. Del resto, non solo nelle sue pur poche precedenti uscite, come quella dello scorso marzo sul Financial Times. Siamo in guerra e dobbiamo agire in fretta, aveva scritto o in estate al meeting di Rimini preoccupato per il futuro dei giovani e marcando la differenza tra debito buono e cattivo, ma anche nella sua ultima dichiarazione resa al Quirinale il premier aveva parlato di momento difficile e di drammatica crisi sanitaria indicando la rotta, vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani dei cittadini, rilanciare il Paese e le sue sfide. E sfide ce ne sono e non poche, tra i partiti e fuori, dal tema chiusure come per le attività sciistiche, da ultima l'ordinanza del ministro Speranza e le richieste leghiste di adeguati ristori per le imprese di settore, al lock down evocato dal consulente del Ministero della salute, Ricciardi, contestato dallo stesso Carroccio che chiede il cambio dei tecnici del Cts e Salvini in testa che chiama in causa proprio il premier. E non è tutto, Beppe Grillo alle prese con i tormenti interni ai pentastellati ora invoca il whatever it takes dell'ambiente, per non parlare del tema lavoro e blocco licenziamenti o della ripartenza della scuola. Lui, Mario Draghi, all'insegna del pragmatismo e della riservatezza, tira dritto per la sua strada, prepara il discorso e lista di sottosegretari, in Parlamento la maggioranza è così larga che potrebbe risultare la più ampia della storia repubblicana. Ma le tensioni ultime, il travaglio nel movimento potrebbero portare a defezioni importanti, c'è chi parla di una trentina di possibili no alla fiducia, mentre il Pd è alle prese con la delusione delle donne dem escluse dalla squadra di Governo. Una ferita, dicono, che Zingaretti è però pronto a sanare e a sinistra Leu si divide sul voto di fiducia.

pubblicità
pubblicità