Hanno viaggiato insieme tutta la notte, aereo, auto, treno. Una traversata di 16 ore per suggellare l'abbraccio dell'Europa a Kiev, in una giornata che Draghi, Macron e Scholz definiscono storica. Nel giardino del Palazzo Presidenziale i tre leader dicono sì alla candidatura dell'Ucraina per l'ingresso nell'Unione, ma tutto avverrà nel rispetto del processo e delle riforme previste. Si lavora per la pace, spiega Draghi, ma per realizzarla bisogna dare la possibilità a questo popolo, che si è fatto esercito, di difendersi. Zelensky non ha chiesto nuove armi ed anche se l'atteggiamento di tutti è cambiato, un cessate il fuoco imminente, non sembra essere nell'ordine delle cose. Per Kiev l'integrità territoriale non è in discussione e Mosca deve ritirare le proprie truppe. Nodi difficili da sciogliere, come l'emergenza grano. L'unica via d'uscita sono le Nazioni Unite. "Sono stati fatti i nomi di Francia e Italia, per questa funzione, ma non credo che ci sia posto per singoli paesi, per sforzi autonomi nazionali, è qualcosa che dovrà avvenire necessariamente sotto le Nazioni Unite e poi tra l'altro forse è ora che si riscopra il ruolo delle Nazioni Unite, in tutta questa vicenda, dove è stato dimenticato". Anche Macron e Scholz annuiscono e assicurano che nel sostegno all'Ucraina, non ci sono né dubbi, né timidezze, neanche la minaccia del gas riuscirà a rompere il fronte europeo. "Le forniture sono diminuite, l'Europa è in maggiore difficoltà e la Russia incassa esattamente come prima, se non di più. Chiaramente, in questa situazione, l'iniziativa proposta dall'Italia, ancora tre mesi e mezzo fa, di un tetto al prezzo del gas, acquista più forza". Ci sono cose che restano e segnano l'anima, come le ferite di Irpin, palazzi sventrati, auto bruciate, segni di morte e distruzione, macerie davanti alle quali arriva l'impegno ad aiutare una ricostruzione, che riguarda tutto il mondo Occidentale. La voglia di Kiev di ripartire ed andare avanti è la miglior risposta che si possa mandare a tutti.























