Per l'ennesima volta la realtà ha battuto sul tempo la politica. Il suicidio assistito di Federico Carboni arriva, infatti, mentre la legge sul fine vita approvata a larga maggioranza alla Camera il 10 marzo scorso, giace inerme da più di tre mesi in Senato. Dove non si è riuscito a trovare un accordo, dove non c'è una data segnata sul calendario per portarla in aula, impantanata dai numeri risicati di una maggioranza che sembra non avere la forza numerica e neanche la coesione politica per finire un percorso iniziato nel 2019, quando la Consulta invitò prima il Parlamento a legiferare in materia e poi emise una sentenza, a suo modo storica, quella che non riteneva punibile come suicidio assistito il sostegno che Marco Cappato diede a DJ Fabo nel suo ultimo tratto di vita. Da quella vicenda il Parlamento lentamente mosse dei passi che portarono al provvedimento approvato alla Camera l'anno scorso, a larga maggioranza, la legge prevede che la scelta debba essere libera, attuale consapevole e adeguatamente informata. Per poter accedere al fine vita, il paziente deve essere inoltre affetto da una patologia irreversibile, che causa sofferenze ritenute intollerabili e deve essere tenuto in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale. I medici, prevede il testo, possono praticare l'obiezione di coscienza ma per chi è parte attiva è prevista una sorta di immunità penale dalle accuse di istigazione o aiuto al suicidio. É stato un passo importante quello della Camera ma è un percorso rimasto fino ad oggi a metà, senza sapere, se e quando, avremo una legge in materia.























