Il dramma di un confine italo-sloveno oggi ma soprattutto tra Italia e Jugoslavia allora. A rendere ancor più tragico l'immediato dopoguerra un confine, quello orientale, che ha visto ferite, morti, esecuzioni e che per il nostro paese ha un nome terribile. Foibe. L'Italia non dimentica, commemorazioni in tutto il paese a cominciare dal Quirinale dove il Presidente della Repubblica rimarca, come la legge sul giorno del ricordo del 2004, abbia avuto il merito di rimuovere definitivamente la cortina di indifferenza e ostilità che per troppi anni aveva avvolto le vicende legate alle violenze contro le popolazioni italiane, vittime della repressione comunista delle milizie di Tito. "Nessuno deve aver paura della verità. La verità rende liberi. Le dittature, tutte le dittature falsano la storia." Oltre 250.000 esuli giuliano-dalmati, più di 5.000 vittime dell'eccidio, vittime delle e nelle Foibe. Palazzo Chigi commemora la ricorrenza con il tricolore e la costituzione del comitato per le celebrazioni del giorno del ricordo, in memoria dell'esodo istriano, fiumano e dalmata. Una memoria che per troppi anni è stata vittima di una vera congiura del silenzio, scrive la premier Meloni, con lei i messaggi dei presidenti di Senato e Camera La Russa e Fontana. L'indifferenza porta all'oblio, ricorda il Capo dello Stato, che i nazionalismi esasperati portano alla guerra che va contrastata con dialogo, convivenza e diritto internazionale per respingere la logica del dominio della forza, come accade in Ucraina, dove l'invasione russa appare un inaccettabile tentativo di portare indietro le lancette della storia, e proprio della storia, avverte Mattarella, non bisogna fare strumento di lotta politica contingente. Le sofferenze subite dai nostri esuli, dalle popolazioni di confine non possono e non devono essere motivo di divisione, ha ricordato il Capo dello Stato.























