Governo Draghi, i primi 10 mesi tra riforme e pandemia

26 dic 2021

Era la fine di dicembre un anno fa, quando a fare il bilancio politico di 12 mesi di Governo a Villa Madama c'era Giuseppe Conte, in un paese bloccato in cui l'aumento dei contagi e la pressione sugli ospedali, le prime forniture di vaccini erano appena arrivate, portò l'allora premier a introdurre regole molto rigide per i giorni di festa. A febbraio il cambio di Governo e l'arrivo di Mario Draghi, per volere di Mattarella, che una volta appurato che il Conte 2 non aveva più la maggioranza in Parlamento, decise di conferire l'incarico di formare il nuovo Governo all'italiano più autorevole, in grado di raccogliere intorno a sé la maggioranza più ampia possibile. Decisiva la mossa di Matteo Renzi di ritirare dal Governo le sue due ministre, un ruolo da Kingmaker che il leader di Italia Viva ha sempre rivendicato, per l'avvento del Governo Draghi, come nel 2015, per l'elezione di Mattarella. Nasce il nuovo esecutivo, un Governo definito di scopo, di tregua, di larghe intese. Modi diversi che alludono a profili diversi, tutti comunque riconducibili a uno stato di eccezione politica in epoca di pandemia. Cambia tutto nella gestione della crisi. A marzo arriva il Generale Figliuolo a cui viene affidata la macchina delle vaccinazioni. Viene riformata la composizione del CTS, si corre. Confermato il Ministro della Salute tra i pochi segni di continuità col vecchio esecutivo. L'emergenza economica e la necessità di ottenere e gestire i fondi europei porta un cambio di guida al Ministero dell'Economia. Via Gualtieri arriva Franco. La gestione e il coordinamento delle regioni vengono affidate a Mariastella Gelmini. Confermati D’Incà ai Rapporti col Parlamento e Di Maio agli Esteri. Dadone e Patuanelli cambiano ruolo. Per il resto si cambia. Aprile è soprattutto il mese delle riaperture e dell'esordio del Green Pass ma anche quello dell'approvazione del PNRR. Si lavora alle riforme mentre si procede con la campagna di vaccinazione che corre spedita. A settembre Draghi continua l'impostazione dura sul Green Pass, soprattutto per piegare le ultime sacche di resistenza, quelle dei no vax. A fine ottobre il G20 di Roma, un indiscusso successo dal punto di vista logistico e organizzativo. Tutto funziona ma i risultati del summit, soprattutto sul fronte della lotta al cambiamento climatico, deludono chi si aspettava una svolta decisiva. Arrivano i contraccolpi delle manifestazioni no Pass. Il Governo resta impermeabile alle proteste pur nella diversa sensibilità dei partiti che lo sostengono e per arginare la quarta ondata che avanza in tutto il mondo vara il Super Green Pass. Intanto i partiti si interrogano sulla prossima tappa del premier, se resterà alla guida di Palazzo Chigi o salirà al Colle per prendere il posto di Mattarella. Durante l'appuntamento tradizionale della conferenza di fine anno lascia aperto uno spiraglio definendosi un nonno al servizio delle istituzioni e sostenendo che il Governo andrà avanti a prescindere chiunque sarà la sua guida. Non la pensano allo stesso modo le forze di maggioranza che immediatamente entrano in fibrillazione. Di qui a febbraio bisognerà evitare però movimenti troppo scomposti.

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