Governo, Mes e legge elettorale nodi da sciogliere

25 set 2020

Primo vertice di maggioranza post voto per Giuseppe Conte. Oggetto la rete 5G in Italia, problema dibattuto con aspetti divisivi, ma niente a che fare con MES e legge elettorale. E per quanto Nicola Zingaretti parli di clima positivo, il nuovo corso invocato dal segretario PD non sembra cominciato. Conte non vuole forzare la mano, sa che imporre o accelerare le decisioni in questo momento con il Movimento 5 Stelle, che rischia di passare dai problemi di una crescita abnorme a quelli di una decrescita assai infelice, non è un buon affare per la stabilità del Governo. D'altra parte ignorare le istanze del PD sulla necessità del fare potrebbe costituire un rischio non inferiore. Zingaretti a SkyTg24 ha rimesso in fila le richieste in maniera chiara: sul MES, sottolineando come la Regione Lazio sta scrivendo il suo piano sulla sanità con le risorse anche del fondo Salva-Stati, sui decreti sicurezza, già riscritti e in attesa del via libera del Consiglio dei Ministri, sullo ius culturae, dopo le aperture arrivate dallo stesso Conte, e sulla legge elettorale, dove - è il messaggio a Renzi e ai suoi - non sono leciti ripensamenti. Si riparte da lì, cioè da una discussione fatta alla luce del sole, passata dagli organismi dirigenti, sulla quale c'è stato un confronto con le forze di maggioranza, c'è stata un'adozione in Commissione parlamentare. Non è che ogni mattina noi ripartiamo da zero, perché questo è davvero il rischio della danza immobile della politica che le persone odiano. Come tradizione, nel Centrodestra le tensioni sono più sotterranee. La quasi sconfitta rispetto al 7-0 annunciato come un obiettivo a portata di mano ha dato spazio alla critica e quasi mai però all'autocritica. Esempio, Fitto, il candidato di Fratelli d'Italia in Puglia, bolla le critiche di Salvini come ingenerose e sottolinea come la Lega lì abbia perso rispetto a un anno fa 16 punti percentuali. Sulla legge elettorale, se Giorgia Meloni ritiene un punto irrinunciabile abolire le liste bloccate, Forza Italia è divisa. La Capogruppo al Senato, Bernini, definisce una iattura il ritorno al proporzionale, ma in molti tra gli azzurri sono contro il maggioritario. Ancora una volta sulla legge elettorale sarà impresa difficile trovare un'ampia maggioranza.

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