Il 20 punti dei M5s e la (poca) distanza col Pd

30 ago 2019

Se c'è un trend al rialzo e quello che rappresenta i punti del programma del nascituro, forse Governo "rosso giallo", cinque ne elencava il Pd come base della trattativa con il movimento, dieci rilanciavano i 5 Stelle. Per ripensarci sulla strada delle consultazioni con il Presidente ne servono 20. I numeri sembrano crescere per rendere le cose più difficili, rivendicare identità che tendono a sbiadire visioni del mondo che qualcuno si è azzardato a vedere in parte sovrapponibili e che probabilmente non devono esserlo che le sovrapposizioni dividono i consensi e non li moltiplicano. Però se si sta alle parole scritte consegnate al Presidente del Consiglio come programma di Governo, neanche nei 20 punti si intravedono posizioni di potenziale frattura, tralasciando le questioni economiche, la cui urgenza tende a uniformare obiettivi e strumenti. Diamo un'occhiata a quelle parole. In testa c'è il taglio dei parlamentari, che però è obiettivo di legislatura e tra le priorità del calendario d'aula, il Pd è favorevole a patto che ci sia il tempo di accompagnarlo a una nuova legge elettorale. Se la legislatura si allunga, tempo ce n'è. L'ambiente: Italia, 100% rinnovabili, un green new deal, obiettivo fonti rinnovabili al 100% appunto impegnativo, ma certo non contrario ai sogni della sinistra. Basta inceneritori, su questo evidentemente pesano i modi e i tempi. Basta trivelle qui un problema può esserci, ma tra un anno quando scadrà la sospensione dei permessi. Giustizia, chi non vuole dimezzare i tempi della giustizia e sul metodo di elezione del CSM, la discussione è già aperta anche all'interno del Pd. Ancora autonomia differenziata per Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, ma temperata da garanzia dei livelli essenziali di prestazione per tutti ed un piano straordinario di investimenti per il Sud. Qui dal Pd manca solo un applauso sulla tutela dei beni comuni, si legge tra l'altro la revisione non l'abolizione delle concessioni autostradali. Il Pd ha già detto che è favorevole. Il resto del punto dieci è socialdemocrazia digitale. Punto cruciale, l'immigrazione, si legge, contrasto all'immigrazione clandestina e alla tratta degli esseri umani e modifica del regolamento di Dublino, sui decreti sicurezza nemmeno una parola. Quelle le ha spese Di Maio, per difenderli a voce alta. Ai punti 11 e 13 si parla di politiche di genere, diritti della persona, conciliazione vita lavoro. Stop alla vendita di armi. Non si capisce come qualsiasi tipo di sinistra possa dire no e sulla tutela dei minori sul futuro dei giovani e su una rete estesa di tutele per i cittadini, sulla riorganizzazione dei servizi sanitari, per come sono trattate nei 20 punti, voterebbero la fiducia anche Forza Italia e Fratelli d'Italia e forse pure Salvini. Se il Governo "rosso giallo" non si fa, non è colpa dei 20 punti.

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