La disponibilità di Draghi per il Colle agita i partiti

23 dic 2021

Nulla di ufficiale, ma le parole di Draghi suonano, soprattutto ai partiti, come una disponibilità alla candidatura alla presidenza della Repubblica. Uno scenario che scatena l'agitazione, nella convinzione che senza Draghi alla guida, il Governo non andrebbe avanti. E, invece, per la maggior parte dei partiti, l'Esecutivo deve proseguire la sua opera fino alla scadenza naturale della legislatura, ovvero nel 2023. È una convinzione che accomuna un po' tutti, dal PD alla Lega. Insomma, la parola d'ordine è continuità. "Il Governo, con il sostegno del Partito Democratico, ha fatto il massimo per fronteggiare l'emergenza sanitaria e per rilanciare l'economia e ora, nel 2022, bisognerà, tutti insieme, eleggere un Presidente della Repubblica che rappresenti l'unità nazionale". Le differenze di posizione si evidenziano sull'ipotesi concreta che possa essere il nome di Draghi quello da votare quale successore di Sergio Mattarella. Tutti i leader sono consapevoli che Draghi non può essere eletto da una maggioranza spaccata né risicata. I DEM sembrano voler lasciare aperto uno spiraglio. Di tutt'altro avviso Lega e Forza Italia. Non si espone il MoVimento 5 Stelle, che resta però cauto. "Draghi tiene insieme tutto questo, nel nome della lotta alla pandemia e all'emergenza socio-economica. Chiunque non sia Draghi, ovviamente, avrebbe molta più difficoltà". Dalle prossime ore toccherà ai partiti fare la loro mossa, in quello che sembra già un Natale di vertici, incontri e contatti.

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