Si parla di emergenza ambientale. Ne parlano i vertici assoluti della politica e delle istituzioni, il Presidente del Consiglio, il Capo dello Stato. Giorgia Meloni dice nel Question Time alla Camera: il nostro obiettivo e consegnare una terra più pulita senza devastare il nostro sistema produttivo e creare altri disoccupati. Questo non siamo disposti a farlo. Sergio Mattarella dice, 24 ore dopo parlando agli studenti dell'Università di Nairobi, la riduzione delle emissioni nei tempi e nelle modalità indicate dalla comunità scientifica costituisce un obbligo ineludibile che riguarda tutti. Non ci si può cullare nell'illusione di perseguire prima obiettivi di sviluppo economico per poi affrontare, in un secondo momento, le problematiche ambientali. Non avremo un secondo tempo. I pensieri dell'una e dell'altro non stridono, forse, ma certo non si sovrappongono. Meloni è, diciamo, competitiva. Se ho un tesoro che vale 100 e ne lascio 90 ai cinesi qui in Italia staremo peggio. Insomma, se le batterie e le auto elettriche le producono in Cina è un suicidio abbandonare in fretta il vecchio motore a combustione. Il pensiero competitivo guarda al breve periodo. Mattarella propone un pensiero cooperativo. E il pensiero di lungo periodo si occupa di problemi che non sono risolvibili se non da comunità più ampie di quelle nazionali. Dei problemi globali si occupa il mondo. Non è un pensiero ideologizzato da fan della globalizzazione, è concreto esattamente quanto il pensiero competitivo. È soltanto più adatto a lungo periodo, appunto, ma il problema ambientale era di lungo periodo, forse 100 anni fa. Ora è urgente. Strettamente collegato ad altre urgenze: la siccità affama l'Africa, gli affamati vogliono vivere, si spostano e creano un'altra urgenza l'immigrazione, i sopravviventi e i morti. Le urgenze di lungo periodo sembrano ossimoro ma sono qui. Per farvi fronte può servire un altro apparente ossimoro: la competitività solidale, globale. Ancora riportiamo le parole del Capo dello Stato: la risposta è nella espressione sostenibilità. Ambientale, sociale, economica. Mattarella ha ricordato Wangari Maathai, la prima donna africana Premio Nobel. Pensava che democrazia e pace fossero indispensabili allo sviluppo sostenibile. E invece i regimi autoritari guadagnano terreno e la guerra è arrivata, da più di un anno, pure vicino a noi. Anche il pensiero competitivo deve impegnarsi a fondo.























