La manovra passa alla Camera, ora rush finale al Senato

27 dic 2020

Dopo il passaggio finale della manovra è il Recovery Plan l'ultima salita che Giuseppe Conte deve scollinare prima della fine del 2020. La legge di bilancio passa indenne la prova dell'aula di Montecitorio e allo stesso modo aspetta il visto del Senato, dove il disegno di legge sarà blindato per evitare scivoloni, come l'esercizio provvisorio, che sarebbe una sciagura per il Paese. E' il Piano nazionale di ripresa e resilienza l'altro binario su cui il Governo prova a non deragliare. Dopo le tensioni con Italia Viva, che hanno alimentato una crisi a bassa intensità sull'assetto della governance e la task-force che dovrebbe gestire i fondi europei, il Premier, che su questo tema ha ceduto alle richieste dei renziani, è determinato a fare in fretta per evitare, come ha già ammonito, che il fallimento costringa il suo esecutivo ad andare a casa con ignominia. Nella cabina di regia potrebbero finire i rappresentanti della maggioranza, mentre sui sei top manager il veto di Italia Viva è fermissimo. Nelle prossime ore il Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e LEU dovrebbero inviare le proprie proposte a Palazzo Chigi per integrare o modificare i 52 progetti già contenuti nei Ricovery Plan, anche se Conte è intenzionato a sforbiciarli per concentrare le ingenti risorse europee in progetti davvero essenziali per superare i nodi strutturali del Paese. Per siglare l'intesa uno dei capitoli cruciali è quello dei soldi destinati alla sanità. Nella bozza c'è scritto che saranno 9 miliardi, ma tutti i partiti della maggioranza concordano nell'aumentare le risorse e il Capo del Governo ha già fatto sapere che saranno almeno 15, anche per aggirare il MES, che il Premier e il Movimento 5 Stelle non vogliono attivare. Entro il 30 o al massimo il 31 dicembre dovrebbe essere convocato un Consiglio dei ministri che approverà il Recovery Plan, poi la palla passa al Parlamento.

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