La fine di un'epoca ma non di un governo che di quell'epoca è stata e sarà l'ultima forse più controversa espressione. Nel pieno della scissione del primo partito della maggioranza in Parlamento per Draghi è come se nulla fosse. Nulla concede alle istanze dei 5 Stelle, in quel momento non ancora scissi. È come in altre occasioni. Vince lui, il Movimento vota la mozione che non contiene nessuna delle sue battaglie: il piccone di Conte perde peso e numeri e lui, l'ex premier, non è più a capo della prima forza di maggioranza e soprattutto potrà orientare sempre meno l'indirizzo politico del governo. Ancora meno di prima. Il che, attenzione, non vuol dire che l'unità nazionale navighi tranquilla verso la fine della legislatura. Governo non è solo politica estera in tempo di guerra. La tentazione di Conte potrebbe essere quella di non uscire, ma alzare sempre la voce. Esistere, insomma, fino alle elezioni. Potrebbero essere anticipate? Si, potrebbero. La prossima manovra di bilancio sarà il passaggio complicato. L'economia di guerra, l'inflazione da energia, la BCE che non garantisce più come prima sullo spread. Ci sarà poca allegria nella finanza pubblica, e invece, in alcuni interventi fuori tema, in un Senato dove si parlava d'altro, i 5 Stelle hanno invocato manovre e provvedimenti sempre espansivi, spesa pubblica. Il compromesso sarà difficile. La tentazione di certificare l'esistenza in vita di Conte e i suoi inevitabili. C'è dell'altro: la scissione delle stelle non può essere senza conseguenze nei dintorni più o meno immediati. Il campo largo lettiano, già apparso poco fertile nella tornata amministrativa, potrebbe diventare incoltivabile; la Lega, che non sembra pronta per una scissione, ha problemi però simili ai 5 Stelle: Salvini quasi un ponte di destra. Anche qui, si potrebbe scegliere lo strillo dimostrazione di esistenza e potere. Il cosiddetto centro in una fase che potremmo definire costituente, punterà sempre più su Draghi ancora e sempre a Palazzo Chigi, o almeno a qualche forma di draghismo. Alla prima ipotesi, Super Mario ha dato sempre segnali di indisponibilità: su un draghismo senza Draghi è lecito avere qualche dubbio. Post scriptum, chissà con quale legge elettorale ci faranno andare a votare.























