Lega-Russia, Salvini nega finanziamenti. Ma il Pd attacca

12 lug 2019

Di questi audio si era già parlato e nei mesi scorsi la Lega aveva tagliato corto. Ora che c'è la pubblicazione integrale dei colloqui su petrolio e finanziamenti all'Hotel Metropol di Mosca tra intermediari e personaggi russi e Gianluca Savoini, vicino alla Lega, e ora che c'è un'inchiesta aperta e la Procura di Milano vaglia di avviare una rogatoria in Russia, la linea non cambia. Il leader della Lega e Ministro dell'Interno smentisce sia le strette connessioni con la Lega di Savoini, la cui associazione ha comunque sede nello stabile del Carroccio, sia che il suo partito abbia preso finanziamenti illeciti da Mosca. “Farò tutto quello che è necessario per tutelare me e la Lega, che ha bilanci puliti e trasparenti. Io ho totale fiducia nella giustizia che andrà fino in fondo in questa preziosissima indagine e, se c'è un rublo fuori posto, sarò il primo ad arrabbiarmi! Suppongo che non ci siano.” Lo stesso Movimento 5 Stelle chiede, come il PD, una Commissione d'inchiesta, anche se secondo il partito di Zingaretti i 5 Stelle ne vorrebbero una annacquata per difendere l'alleato di governo. Nel frattempo si è avuta notizia di due diversi tentativi della Lega di eliminare dal cosiddetto ddl Spazzacorrotti i divieti per i partiti di ricevere finanziamenti dall'estero. Concetti mai nascosti dal Carroccio, ma che adesso possono diventare imbarazzanti. In ogni caso, Giancarlo Giorgetti definisce l'inchiesta surreale, mentre tutto il PD attacca con forza. Renzi parla di possibile alto tradimento su cui chiedere spiegazioni. Lia Quartapelle, che ha organizzato una spedizione di protesta in via Bellerio, aggiunge: “Io voglio sapere se e quando Salvini si metteva la maglietta “Basta euro” oppure “Basta sanzioni alla Russia'” lo faceva perché era convinto che quella fosse la cosa da fare giusta per l'Italia, legittimo, io non sono d'accordo, ma è legittimo o se lo ha fatto in tutti questi anni perché sperava di avere un tornaconto.” Da Forza Italia il coordinatore Mara Carfagna parte da una posizione garantista, ma osserva: “Sarebbe bizzarro che un Governo e un partito che si dichiarano sovranisti consentissero a una potenza straniera di influenzare decisioni che riguardano la vita dei cittadini italiani.”.

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