M5s, cresce la fronda pronta a non votare la fiducia

14 feb 2021

È un malumore che dalle chat passa alle riunioni, ribolle dentro il Movimento 5 Stelle che vede la nascita dell'esecutivo Draghi e la sua compagine governativa in modo a dir poco conflittuale. Si vedono i senatori poi deputati, malpancisti si dice, ma non solo. Anime diverse che parlano di una storia tradita. Una delusione che permea il movimento, tanto da indurre Beppe Grillo a intervenire con un post in cui invita a guardare lontano, ed evoca le scelte per il futuro. O di qua o di là, scrive cercando evidentemente di ricucire, Ma sotto quel post ce n'è un altro, dove si fa riferimento al superministero della transizione ecologica, quello evocato nel quesito posto su Rousseau su cui gli attivisti hanno votato, che invece denuncia per prima Barbara Lezzi non c'è. La richiesta che gli iscritti si esprimano di nuovo. Altrimenti, secondo Lezzi e altri, il voto di fiducia deve essere no. Voci a cui si aggiunge Alessandro Di Battista. Immorale accettare al Governo le stesse persone che furono i Ministri nel Governo Berlusconi. Votare no o astenersi, un Aventino o più, si dice, sarebbero pronti a sfilarsi. Se da un lato ci saranno i sì condizionati, come dice Giuseppe Brescia, per una squadra che non convince, c'è anche chi lascia. Come il deputato D'Ambrosio. Non posso avere fiducia in un Governo Jurassic Park, commenta Nicola Morra. Il quesito che è stato sottoposto agli iscritti a Rousseau è stato un quesito che poi si è scoperto essere non corrispondente al vero. Perché ieri abbiamo appreso che non è nato alcun superministero della transizione ecologica. I Ministeri ottenuti, lamentano in molti, sono pochi e di poco peso, con nessuna rappresentanza per il sud. Si guarda dunque ai vertici Beppe Grillo certo, Vito Crimi, ma anche Roberto fico fondamentale per la nascita dell'esecutivo, oltre che a Luigi Di Maio, l'unico fanno notare i malevoli ad aver mantenuto il proprio ruolo. Un clima fratricida in una settimana che vede non solo il voto di fiducia, ma anche quello con cui il movimento deve decidere sui propri organismi organizzativi.

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