M5s, Crimi insiste su espulsioni, ma ora tocca ai probiviri

19 feb 2021

Dal tormento alle carte Bollate, dalle espulsioni ai ricorsi. La parabola del dissenso nel Movimento 5 Stelle cresce e diventa una questione di diritto, oltre che di scelte politiche. Tensioni e divisioni hanno accompagnato la decisione pentastellata certamente non indolore di sostenere il Governo Draghi, insieme però alle Lega e Forza Italia, tanto da provocare un dissenso arrivato fino alle estreme conseguenze del voto contrario in aula, prima al Senato poi alla Camera. 15 contrari, 6 assenti a Palazzo Madama, 16 no e 4 astensioni e 12 assenze invece a Montecitorio. Numeri significativi se rapportati al pur cospicuo gruppo parlamentare, il più ampio tra le forze politiche. Ora però, dopo il tentativo di blindare il movimento da parte di Beppe Grillo, la partita sembra complicarsi ed entrare in una sfera legale. Già, perché lo stesso Crimi ha annunciato le espulsioni di chi si è astenuto di chi ha votato contro e di coloro che non saranno in grado di motivare la propria assenza. Tanti in ogni caso, almeno 35, in attesa delle altre giustificazioni, accanto alle lettere ufficiali di espulsione si manifesta il giallo dei probiviri, l'organo preposto a decidere, in caso di provvedimenti disciplinari. C'è chi parla di possibili dimissioni tra i 3 giudici interni. Chi propone di congelare ogni provvedimento fino alla scelta della nuova governance dei Cinquestelle chi contesta l'automatismo per cui l'allontanamento dal gruppo parlamentare comporti anche la mancata partecipazione al movimento e non è tutto. C'è chi chiede che la cacciata dei dissidenti debba essere ratificata dagli iscritti. Chi non vuole andare via, come Nicola Morra chi si candida al direttorio come Barbara Lezzi e chi già guarda alla possibilità di formare un nuovo gruppo in Parlamento.

pubblicità
pubblicità