M5S in crisi d'identità, si punta agli stati generali

23 set 2020

Il movimento è in crisi di identità; il sì al referendum sul taglio dei parlamentari non copre la delusione per i risultati delle regionali, che non sono la causa di questa crisi, ma solo l'ultima spia di un problema che arriva da lontano, dice il Presidente della Camera, Roberto Fico, e non si può risolvere in un giorno solo. La crisi anche del Movimento 5 Stelle non nasce con la sconfitta a queste elezioni regionali. È un qualcosa che va avanti da molto tempo, e infatti è da molto tempo che si parla degli Stati generali. E lo risolviamo senza dubbio riunendoci in quelli che io posso anche definire Stati generali, ma fondamentalmente un incontro generale che non si riduca a una giornata spot, quindi gli Stati generali e da lì possiamo dire poi parte il nuovo discorso. Ma io quasi li chiamerei gli Stati generali permanenti. Per Alessandro Di Battista si tratta della peggiore sconfitta della storia politica del Movimento 5 Stelle. Un eccesso di esultanza penso che sia fuorviante e non sia giusto, e per questo veniamo ai risultati del Movimento 5 stelle. Il tema principale è la crisi identitaria del Movimento 5 Stelle. È innegabile. Non si tratta di fare i disfattisti; dobbiamo dire le cose come stanno. Il sogno al quale hanno creduto tante persone di partecipazione e cambiamento oggi è in crisi. Saranno dunque gli Stati generali il punto di svolta del movimento. La questione della leadership e della governance, il rapporto con Rousseau, l'agenda politica sono tutti nodi che il movimento deve sciogliere. Per Luigi Di Maio questo appuntamento prima arriva e meglio è, ma intanto giovedì si riunirà l'assemblea congiunta di deputati e senatori per parlare della riorganizzazione del movimento, ritenuta ormai necessaria da tutti. Ci sono due anni e mezzo di legislatura da fare, 209 miliardi da spendere dal Recovery Fund e le elezioni comunali del 2021 da affrontare, con l'idea stavolta di andare da soli in soffitta. Di Maio, infatti, ha chiesto un tavolo per unire la coalizione che ora governa nelle urne prossime, e che saranno decisive per il movimento.

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