M5S, prosegue la battaglia tra i vertici e gli espulsi

20 feb 2021

Per ora lo spettro della scissione nel Movimento si materializza nelle lettere che sarebbero state firmate dei capigruppo di Camera e Senato con il cartellino rosso per il parlamentare che ha violato il verdetto di Rousseau. La piattaforma, tempio della democrazia diretta grillina, aveva sancito il sì alla fiducia per il Governo Draghi, ma l'ordine di scuderia non è stato rispettato dai tanti che il rospo non l'hanno voluto ingoiare. Si parla di 40 dissidenti in odore di scomunica a cui si potrebbero aggiungere gli assenti ingiustificati che hanno disertato l'aula al momento del voto, alimentando la pattuglia degli eretici. Intanto alcuni dirigenti storici come Barbara Lezzi e Nicola Morra non ci stanno e con altri dissidenti starebbero lavorando ad un ricorso per invalidare l'espulsioni. Contestazione che poggia sul fatto che a combinare il provvedimento è stato il capo politico Vito Crimi, il cui ruolo sarebbe azzerato dal voto su Rousseau che ha stabilito la nascita di un direttorio di 5 persone per la guida del Movimento. Dalla contesa giudiziaria al terremoto politico che ha aperto la frattura tra i Grillini, il passo è breve. I dissidenti starebbero già cercando una nuova casa in Parlamento. Alla Camera non ci sono vincoli particolari, mentre il regolamento del Senato impone che per formare un gruppo serve un simbolo presentato alle ultime elezioni. Circola l'ipotesi che Italia dei Valori possa offrire la sua insegna. Alessandro Di Battista, che in tanti indicano come leader dei fuoriusciti torna a far sentire la sua voce. Ci sono cose da dire, scelte politiche da difendere, domande a cui rispondere, ed una sana e robusta opposizione da costruire.

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