Manovra, sul fisco nuove tensioni nella maggioranza

18 ott 2019

La via del Parlamento è quella del Governo. In mezzo la manovra. Da una parte il premier Conte che assicura dialogo, ma che mette un freno alle fughe in avanti su modifiche sostanziali della leggi di bilancio faticosamente approvata insieme al documento programmatico inviato a Bruxelles dopo la maratona notturna in Consiglio. Dall'altra i partiti. 5 Stelle che puntano i piedi sugli aggravi, troppi, per i piccoli esercenti e le partite Iva. Renziani che invece avvertono il premier su quota 100 da cambiare. Una volta si chiamava assalto alla diligenza perché la diligenza c'era o quantomeno si faceva in modo che ci fosse. Ora però che le risorse a disposizione si sono ridotte, e di molto, tutto passa da una più edulcorata dialettica parlamentare. Ma a parole, e forse non solo, le tensioni sono evidenti. Quota 100, da sempre indigesta a Italia Viva, è nelle mire dei renziani che annunciano proposte di modifica, anzi, di abolizione in aula. Soldi da destinare ai giovani e a famiglie piuttosto che a pensionandi, dicono. Ma su questo il capo dell'esecutivo tiene il punto. E non è tutto, anche i 5 Stelle si fanno sentire. Modifiche saranno necessarie, aveva già lasciato intendere Di Maio annunciandole per il prossimo Consiglio dei Ministri. Ma se la lotta all'evasione resta centrale, centrale deve essere la lotta ai grandi evasori prima ancora che ai commercianti, abbassare, cioè, le commissioni sui POS ed evitare sanzioni pesanti per i piccoli esercenti. E non mancano stoccate a chi chiede modifiche a quota 100. “Io credo che quota 100 sia una manovra che serve per superare la Fornero e quindi è stupido sia politicamente, sia tecnicamente modificarla in questo modo, come bandiera”. Molto si gioca sulla formula del “salvo intese”, spiegano i pentastellati, che chiedono un vertice di maggioranza, pur ribadendo la massima fiducia in Conte, ma, dicono, siamo l'ago della bilancia per ogni misura. Senza il nostro voto non si fa niente, avvertono. Più fatti e meno polemiche chiede il PD di Zingaretti. “Il Governo ha davanti tre anni. I cittadini giudicheranno la serietà, la credibilità, la costanza e la trasparenza delle forze politiche che lo sostengono”. E se i renziani accolgono con favore l'invito dei 5 Stelle a un vertice di maggioranza, i Dem, con il ministro Franceschini, avvertono: un ultimatum al giorno toglie il Governo di torno.

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