Vale la pena riflettere con grande attenzione sulle parole pronunciate dal Capo dello Stato in occasione della Cerimonia degli Alfieri della Repubblica. Vi trovano posto due condanne chiare, quella riservata nel giorno del suo tragico anniversario, all'aggressione russa all'Ucraina. "Non abbiamo visto nulla del genere dalla Seconda guerra mondiale" ricorda Mattarella. Da un anno la pace in Europa è in pericolo. E poi la seconda condanna pronunciata per un episodio infinitamente più piccolo rispetto all'enormità della guerra e però evidentemente assai rilevante per la sensibilità personale, politica istituzionale del Presidente della Repubblica, la violenza, usa questa parola Mattarella, contro ragazzi davanti a una scuola, anche in questo episodio infinitamente più piccolo la violenza è però inaccettabile e se è contro ragazzi di fronte a una scuola diventa ferita importante per quella comunità di cui Mattarella è e si sente garante. Chi ha usato quella violenza scrive in uno striscione che gli studenti sono liberi di lottare, ma lottare per cosa? O contro cosa? E in che modo? La risposta a queste domande che chi si sente in lotta dovrebbe conoscere, determina lo spazio di libertà, e comunque la violenza non è dentro quello spazio. Il Ministro Valditara era in prima fila in ascolto, fa parte di un Governo senza dubbio di destra, di una Repubblica che è nata e cresciuta sull'antifascismo. Ora un Governo di destra può essere, lo dice la storia, antifascista, non fascista, filofascista o fascista. Le ultime due definizioni, occorre ricordare, sono fuori dalla legalità nel sistema giuridico e costituzionale italiano. Bisogna esserne consapevoli nelle parole, nei silenzi, nei fatti come lo è il Capo dello Stato.























