Mes, fronda nel m5s dice no, voto a rischio

02 dic 2020

La riforma del fondo salva-Stati diventa una spina nel fianco del Governo con la maggioranza che di fare i conti con una cospicua fronda dentro al movimento 5 stelle, pronto a bloccare il via libera che è stato già annunciato dal nostro esecutivo in Europa, a fare da detonatore una lettera indirizzata ai vertici, in cui quasi una settantina di parlamentari grillini mettono nero su bianco la loro assoluta contrarietà. Non vogliamo in nessun modo mettere a rischio la maggioranza e la sintesi del documento, ma non si può votare si. Nessun passo indietro, è il punto fermo sul fatto che al Mes finanziario, quei 37 miliardi che arriverebbero nel nostro Paese, l'Italia dirà no, in subordine la proposta dei firmatari è un rinvio dagli aspetti più critici della stessa riforma. Ipotesi bocciata nettamente dai democratici che fanno sapere che mai il Pd voterà una mozione parlamentare della riforma del Mes, dove c'è scritto che non si deve usare il Mes sanitario. I Grillini discuteranno della questione venerdì in un'assemblea serale, ma stando alle firme in calce, che pure in serata scendono sotto le 60, con molti a disconoscere il documento, il rischio per la maggioranza è che il 9, quando in Parlamento arriverà alla risoluzione da presentare dopo le comunicazioni di Conte e prima del Consiglio europeo, non ci siano i voti necessari, perché il premier e i suoi non potranno contare sull'aiuto di Forza Italia, che nelle ultime ore ha annunciato con Silvio Berlusconi che gli azzurri non sosterranno la riforma del Mes, esattamente come gli alleati di Lega e Fratelli d'Italia, perché è la linea che pure dentro la stessa Forza Italia sta creando non poca tensione, non è soddisfacente per il nostro Paese, non va nella direzione proposta dal Parlamento europeo. Spetterà ora al ministro Amendola trovare un punto di caduta da portare al tavolo degli alleati, ma al momento la strada sembra molto stretta con una parte del movimento che sembrerebbe determinata a presentare una propria risoluzione a costo di andare in minoranza, come accadde per la Tav all'epoca del Governo gialloverde.

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