Mes, Salvini, Conte vive di insulti e si vergogni

02 dic 2019

Si erano lasciati male il 20 agosto, in piena crisi di Governo. Giuseppe Conti e Matteo Salvini si ritrovano al Senato e i toni livorosi sono quelli di un secondo round che si disputa sul fondo Salva-Stati e spesso travalica il bon ton istituzionale. Il leader della Lega punta il dito contro i banchi del Governo, dove accusa “C'è qualcuno che mente.” “Mi spiace per lei, però, perché vive male, perché chi vive di rabbia, rancore, minacce, insulti, vive male, passa una grama vita! Però, aperta parentesi, si vergogni!” Per Salvini, questo Governo sta riducendo l'Europa a un centro commerciale dove guadagna chi ha già. La ristrutturazione del debito pubblico vuol dire che viene taciuto un intervento nottetempo sui conti correnti degli italiani. Per il Capo del Carroccio, chi non si fida del premier siede tra i banchi della maggioranza. “Fossi in lei, Conte, mi preoccuperei - dice - guardi là quanti banchi vuoti tra i 5 Stelle” indica Salvini, mentre tra i leghisti spunta un cartello che recita “Conte Pinocchio”. Alla Camera ci aveva pensatore l'alleata sovranista Giorgia Meloni ad additare il premier come un bugiardo seriale. “Lei è un Presidente del Consiglio che ci riempie di menzogne, insieme a tutto il suo Governo! E le persone che mentono sono, purtroppo, distanti dai precetti della nostra Costituzione!” L'avvocato del popolo trova una sfonda benevola tra i banchi del PD, che si rivolge a Salvini, paragonandolo al protagonista retorico e inutile della tragedia shakespeariana. “Ricordava Mercuzio, quando accusava Romeo, di avere una calma vile, disonorevole e una disonorevole sottomissione. Gli stessi discorsi! E allora io le chiedo, signor Presidente del Consiglio, e chiedo a tutta questa maggioranza, ma chiederei a tutto il Parlamento di rispondere a Mercuzio come ha riposto Romeo: “Mercuzio, tu parli di nulla!”. Luigi Di Maio apprezza le parole del premier che hanno messo a tacere le falsità sul fondo Salva-Stati e il Movimento 5 stelle, oggi più che mai, è compatto di fronte alla necessità di dover rivedere questa riforma che, ad oggi, presenta criticità evidenti. “Nessuna luce verde sarà data all'euro gruppo del 4 dicembre fino a che il Parlamento non si sarà espresso con le sue risoluzioni che precederanno l'euro summit del 12 dicembre!”.

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