Il giorno dopo, dalle parti dell'opposizione, è difficile ma non uguale per tutti. Il PD ha almeno qualcosa di cui essere soddisfatto. Non governa nemmeno in Lazio e in Lombardia ma almeno tiene i suoi elettori e in qualche caso gli aumenta. La campagna aggressiva del Terzo Polo e dei 5 Stelle è almeno per ora respinta. Considerate le primarie in corso, con linee e leadership ancora incerte, non era scontato. Al Nazareno si può riparlare di intese. "Calende e 5 Stelle", dice Bonaccini, "devono sapere che sensa il PD non vinceranno mai le elezioni". "C'è un messaggio chiaro anche per chi, come Conte e Calenda, hanno fatto scelte diverse. Da questo punto di vista il segnale è chiaro: proviamo a rimetterci insieme nel fare opposizione". I 5 Stelle evitano la delusione dicendo e dicendosi, a cominciare dal presidente Conte, che i risultati del Movimento nelle elezioni locali non sono mai stati granché. Bisogna lavorarci ma se lo dicono da tempo. Intanto negano di essere interessati a un'Opa che non potrebbe che essere ostile sul PD. "Io credo che il Movimento 5 Stelle abbia tenuto dritta la barra della coerenza sulla propria identità e quindi bene così, ovviamente abbiamo grandi margini di miglioramento dal punto di vista dello sviluppo dei nostri territori perché il risultato è ovviamente non particolarmente soddisfacente". Anche per il Terzo Polo le regionali fanno storia a se. Sono una parentesi rispetto al progetto di uno schieramento unitario di centro, europeista e di ispirazione liberale. Lo aveva detto subito Calenda. Oggi Renzi conferma: "Il cammino non può che essere unitario, verso un solo partito". La prova saranno le europee nel 2024.























