Programma di governo, i passi indietro del M5s

03 set 2019

Da dieci punti a venti e da 20 a 26. Nella negoziazione tra 5 Stelle e Pd per la formazione del nuovo Governo le posizioni del Movimento hanno subito un'evoluzione su molte questioni. Vediamo che cosa è cambiato. Il 22 agosto Di Maio, nel pieno delle consultazioni al Quirinale, uscendo dal colloquio con il Capo dello Stato, elencò dieci punti su cui lavorare per trovare una nuova maggioranza. Di quei dieci punti, nel programma concordato col Pd ne manca solo uno: la separazione tra banche d'investimento e banche d'affari. Una questione importante per il Movimento, che ha fatto della tutela dei risparmiatori una bandiera. Il 30 di Agosto i dieci punti Di Maio erano diventati venti punti programmatici fondamentali per il Movimento consegnati a Conte durante le consultazioni per la formazione del nuovo Governo. E su questi i 5 Stelle hanno dovuto fare qualche passo indietro. Non significa che queste cose non saranno fatte, ma di sicuro non sono questioni su cui hanno trovato un accordo con il Pd. Tra i più importanti, se pensiamo alle storiche battaglie del Movimento, c'è l'assenza dello stop a trivelle e inceneritori, e, come detto, la riforma del sistema bancario. Ci sono poi delle novità rispetto ai 20 punti frutto, si può immaginare, del confronto col Partito Democratico. Prima tra tutte la revisione del Decreto Sicurezza, sulla base delle osservazioni del Presidente della Repubblica. C'è poi la questione infrastrutture. Ammodernare le esistenti e farne di nuove. Tra le novità anche il sostegno del Governo alla città di Roma per renderla più vivibile per i residenti e attraente per i turisti. Confermato il passo indietro sulla questione autostrade. Dalla caduta del ponte Morandi di Genova il Movimento 5 Stelle ha annunciato e ripetuto di voler revocare la concessione alla società Autostrade. Ora si parla solo di revisione delle concessioni. Un concetto diverso su cui anche il Pd si è detto d'accordo.

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