Referendum, partita in gioco davanti a Corte costituzionale

14 gen 2020

Una decisione complessa sul piano tecnico. Molto rilevante per gli effetti politici che in ogni caso avrà. La Corte costituzionale torna a essere protagonista in materia di legge elettorale. Questa volta deve decidere se ci sono i presupposti per ammettere il Referendum che punta a rendere completamente maggioritario il nostro sistema di voto per scegliere i deputati e senatori. Quello in vigore è un mix, ma per ben due terzi proporzionale. Quindi la novità sarebbe grossa. La richiesta arrivata da otto Consigli regionali, tutti a guida Centrodestra. Come sappiamo, il Referendum è abrogativo cioè, può solo togliere di mezzo una legge in vigore, non aggiungerne. Ma attraverso il ritaglio di una quarantina di articoli e commi di ben quattro leggi si arriverebbe al risultato, come già accaduto in passato. I 15 giudici della Consulta, presieduta da Marta Cartabia, dovranno valutare se gli scarni criteri fissati dalla Costituzione, dettagliati in molte sentenze nel corso dei decenni, siamo tutti rispettati dal quesito di cui stiamo parlando. In particolare l'attenzione sul principio di auto-applicabilità. Parola complicata che in soldoni vuol dire: la legge elettorale risultante dal Referendum deve essere subito in grado di funzionare. Perché il Paese non può restare nemmeno per un giorno, nell'impossibilità di tornare alle urne. Secondo i promotori, questa volta, non ci sono problemi, grazie anche a una leggina collegata al taglio dei parlamentari, che aiuterebbe a ridisegnare in fretta i collegi, che dovrebbero aumentare, e di molto. Ma i critici rispondono “La soluzione non è così lineare. Un vuoto ci sarebbe comunque. Meglio fermarsi”. Vedremo cosa deciderà la Corte. In caso di via libera si andrebbe a votare in una domenica tra metà Aprile e a metà Giugno. E lì, lo ricordiamo, servirebbe la partecipazione di oltre la metà degli elettori, che si sfiderebbero tra sì e no al maggioritario puro. Se invece la Consulta bocciasse il Referendum la sfida sulla riforma elettorale si giocherebbe tutta dentro il Parlamento, dove ha già mosso i primi passi una proposta di impianto proporzionale.

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