Referendum, sabato 12 in piazza M5S e i Comitati per il No

01 set 2020

A tre settimane dal voto sul referendum iniziano a muoversi, o smuoversi, le questioni che il PD aveva posto come condizioni per il via libera alla riduzione di deputati e senatori: una nuova legge elettorale e le correzioni alle procedure parlamentari. Lunedì prossimo la direzione Dem indicherà la linea del partito. Nonostante la contrarietà di molti, il segretario Zingaretti punta a un voto sulla riforma elettorale di una Camera prima del referendum. La Commissione Affari costituzionali potrebbe già martedì licenziare il testo base: un sistema proporzionale con sbarramento al 5%. Tra tattiche e convenienze, la questione di merito del referendum si sta confondendo agli interessi elettorali delle regionali. “Il Partito democratico è la forza politica che ovunque ha costruito le alleanze più credibili per fermare le Destre di Salvini e di Meloni”. Nonostante il via libera, lo scorso ottobre, quasi unanime, dei partiti in Parlamento, nella maggioranza solo i 5 Stelle difendono in maniera netta il “Sì” del 20 settembre, che rappresenta - ripete in questi giorni Di Maio - un segnale di sobrietà nella fase di crisi post Covid. “Per scrivere una buona legge abbiamo imparato che non occorre un migliaio di parlamentari, occorrono due Camere che siano snelle e veloci. Meno parlamentari, più autorevolezza, un criterio più selettivo nella scelta degli eletti, quindi più responsabilità da parte degli eletti e più controllo da parte dei cittadini nei confronti dell'operato dei parlamentari”. Nel centrodestra solo Lega e Fratelli d'Italia confermano il “Sì”. Forza Italia lascerà libertà di coscienza. Lo stesso Berlusconi ammette di avere dubbi e nel partito crescono le voci contro. Il Comitato per il “No” sarà in piazza il 12 settembre. “Noi abbiamo bisogno intanto di un paese che si rimetta in moto attraverso una riforma completa, organica di tutto il sistema istituzionale degli enti e degli apparati, e questo comporta non solo una funzionalità e una semplificazione tra regioni, province e comuni, ma comporta a quel punto anche un taglio dei costi e degli sprechi”.

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