L'impianto per il momento viene salvaguardato, ma salta il sorteggio dei colleghi per l'elezione del CSM. Dopo settimane di mal di pancia, tra le toghe in primis e con una riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, che sembrava a un passo dal tagliare il traguardo, almeno alla Camera, in tempi brevissimi, arriva il dietro-front sul sorteggio dei distretti, pensato in origine proprio per recidere quel legame tra eletti al CSM e correnti, all'origine delle nomine pilotate del cosiddetto "caso Palamara". Sul punto si torna dunque al testo precedente, i collegi verranno formati dai distretti di Corte d'Appello, territorialmente contigui, con un numero di elettori simile. Soddisfatta l'ANM, che resta però in stato di agitazione per una riforma che, dice il Presidente Santalucia, guarda al passato, è punitiva e relega a un ruolo impiegatizio una magistratura, tanto che, se non ci saranno modifiche, le toghe ipotizzano uno sciopero, su cui l'Assemblea Generale della Magistratura associata, dovrà pronunciarsi il 30 aprile. Tra i punti chiave della riforma della Ministra Cartabia, c'è il cosiddetto stop alle "porte girevoli": chi entra in politica, non potrà tornare in magistratura e chi si candida senza essere eletto, per 3 anni non potrà esercitare nel distretto in cui lavorava. Sulla separazione delle funzioni tra giudici e magistrati, la riforma prevede un solo passaggio, nel penale, entro i 10 anni dall'assegnazione della prima sede. Mentre per evitare le cosiddette nomine a pacchetto, l'assegnazione degli incarichi direttivi, semi-direttivi, verrà decisa in base all'ordine cronologico delle scoperture e dopo l'audizione di non meno 3 candidati per ciascun posto. Sulla riforma e sugli emendamenti, la maggior parte dei quali presentati da Fratelli d'Italia, Gruppo Misto e Italia Viva mentre la Lega ne ha presentati solo 3, pesa anche il parere della Commissione Bilancio, che ha inviato 60 pagine al Governo, chiedendo chiarimenti su alcune coperture. La votazione finale sulla riforma dunque, dovrebbe slittare alla prossima settimana alla Camera, mentre gli occhi restano puntati su ciò che accadrà in Senato, dove i numeri consentono geometrie diverse e dove l'iter della riforma si annuncia tutt'altro che in discesa.























