L'urto dell'elezione a segretaria Pd di Elly Schlein smuove i dem, e insieme tutto il fronte opposizione a cominciare da un Matteo Renzi entusiasta, scrive, di avere uno spazio riformista da occupare anche con un partito unico. In casa democratica deve ancora sedimentare la sconfitta ma Stefano Bonaccini davanti alla scelta di Fioroni di lasciare non solo rinnova a Schlein la disponibilità a dare una mano ma chiarisce: “chi esce sbaglia”. Chi ha sostenuto il presidente dell'Emilia Romagna lo segue sulla linea, ma in quel ripetuto "ora sta a lei garantire il pluralismo e l’unità del Pd" c’è anche altro. Ad esempio che le percentuali delle primarie raccontano una frattura che da qui al 12 marzo bisognerà capire in che modo Schlein comincerà a sanare. La più diretta, ragiona più di un big, è affidare la presidenza proprio a Bonaccini, o a uno dei suoi. I più vicini a Schlein puntano all'unità. "Diciamo la radicalità dei messaggi con cui Elly Schlein si è proposta all'elettorato su temi molto precisi che ho ricordato prima, il lavoro, la disuguaglianza, la lotta alla crisi climatica intercettano e sono anche in sintonia con un aspetto fondamentale io penso del mondo cattolico, democratico". "La vittoria di Schlein cambia la pelle del Pd. Per chi crede nel riformismo anziché nel massimalismo, oggi lo spazio che si apre è fantastico" scrive Renzi, che chiama ad accelerare sul partito unico con Calenda mettendo in competizione diretta Dem e Cinque Stelle. Sanno Conte e i suoi che se da un lato il dialogo appare più facile dall'altro il rischio è di perdere terreno, e voti, conquistati. Così da dove si dovrebbe partire oggi lo dice Fico: "l'agenda di riferimento deve essere quella del conte 2". Il centrodestra non ha dubbi, convinto che il nuovo Pd finirà schiacciato su posizioni di sinistra estrema. Meloni si è complimentata con Schlein e ha aggiunto: "Ho sentito dire che il Pd sarà un problema per il governo. Per noi la non è mai stato un problema, semmai lo è stato per la sinistra".























