Scontro con Di Matteo, Bonafede: nessuna interferenza su Dap

06 mag 2020

Uno stop alle scarcerazioni cosiddette facili, dovute all'emergenza sanitaria nelle carceri, che tante polemiche avevano scatenato, soprattutto da parte della Lega. È l'obiettivo al quale sta lavorando Alfonso Bonafede: rimandare dentro tutti i boss ai quali erano stati concessi i domiciliari. Un decreto legge che permetterà ai giudici di rivalutare, cioè l'attuale persistenza dei presupposti per la scarcerazione dei detenuti di alta sicurezza e al 41 bis e che erano state disposte a causa delle gravi patologie dei detenuti in questione. A tenere alta la tensione, sul tema giustizia, resta lo scontro in atto con pochi precedenti ai massimi livelli istituzionali. Accuse e repliche durissime, da un lato il magistrato, Nino di Matteo, consigliere Csm, dall'altro il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, al centro la guida del DAP, il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e una vicenda datata 2018. L'icona antimafia, che accusa il guardasigilli: mi offrì di scegliere tra le carceri e gli affari penali, scelsi la prima soluzione, ma poi cambiò idea, senza dirmi perché, per lo stop di qualcuno, aveva spiegato, riferendo di intercettazioni che avevano rivelato preoccupazioni dei boss per tale prospettiva. Di Matteo, che non arretra e conferma: “Ho riferito fatti, non percezioni”. Da parte sua, il Ministro, difeso da tutto il Governo, replica dicendosi esterrefatto e definendo infamante e assurda l'accusa. Evitare l'ulteriore degenerazione del dibattito politico surreale di questi giorni. Nel giugno 2018 non vi fu alcuna interferenza, diretta o indiretta, nella nomina del Capo Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Anche il Pd difende il Ministro, sottolineando, però, la necessità di far chiarezza in Parlamento. Più variegate le posizioni di Italia Viva e così nelle Opposizioni. Lei, però, signor Ministro, ha una responsabilità politica grande come una casa, avere legittimato, coccolato, coltivato, rafforzato personaggi che mettono sotto i piedi le garanzie. Giorgia Meloni, seguita dai Deputati leghisti, insiste sui troppi errori fatti alla guida del Ministero, da Bonafede.

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