Siri e Raggi, sui due casi Lega e M5S sono ai ferri corti

18 apr 2019

Cronaca, giustizia, politica si incontrano e si scontrano di nuovo e alimentano ancor più lo scontro aperto tra Lega e 5 Stelle. Al centro del crocevia stavolta Armando Siri e la Sindaca di Roma, Raggi. Il Sottosegretario leghista alle Infrastrutture dice di essere completamente estraneo ai fatti, si mostra tranquillissimo, chiarisce di non avere intenzione di dimettersi. Il suo Ministro 5 stelle Toninelli, però, gli toglie subito le deleghe. Un'inchiesta per corruzione, fa sapere, richiede la massima attenzione. Il Premier Conte si mette in posizione di equilibrio. L'accusa è grave, spiega, ma siamo solo alle indagini. Molto più netta la strada da seguire secondo Di Maio. È chiaro che il Sottosegretario Siri dovrebbe dimettersi dal Governo, per una semplice ragione. Perché noi siamo sempre stati quelli che dicevano va bene aspettare il terzo grado di giudizio, ma c'è una questione morale. Nomi illustri del Movimento sostengono il capo politico, Morra, Di Battista e tanti altri. Di tutt'altra idea, invece, Salvini, che difende Siri. Lo conosco come persona pulita, specchiata, integra onesta, quindi mi auguro che le indagini siano veloci veloci, rapide rapide, per accertare se altri abbiano sbagliato. E proprio una nuova vicenda riguardante Raggi alimenta lo scontro con equilibri opposti dentro la maggioranza. Nel gioco delle accuse si inserisce infatti l'esposto che l'ex AD dell'AMA Bagnacani ha spedito ai PM romani, accusando la Sindaca di indebite pressioni per modificare il bilancio dell'azienda partecipata. Qui è la Lega ad andare all'attacco chiedendo il passo indietro di Raggi e anche di stralciare la norma salva Roma dal decreto crescita. Non faccio il PM né il giudice, dice Salvini, ma non è più adeguata a fare il Sindaco. I 5 Stelle fanno quadrato attorno alla prima cittadina e lei stessa scrive molto rumore per nulla. Piuttosto PD e Lega pensino ai loro dirigenti indagati. Scontro aperto dentro una maggioranza e un Governo che le opposizioni giudicano ormai finiti. Il Governo di fatto non c’è più, litiga su tutto, il Paese è allo sbando. Aumenterà l'IVA, ci saranno nuovi tagli e l'Italia non merita questo trattamento.

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