Taglio parlamentari, la riforma alla ribalta nelle ore della crisi

14 ago 2019

Il numero dei deputati e senatori è scritto nella nostra carta. Il taglio dei parlamentari è dunque una riforma costituzionale, con caratteristiche particolari, che intervengono in modo importante anche su modi e tempi. Il provvedimento caro al Movimento 5 Stelle prevede che i deputati da 630 passino a 400, i senatori da 315 a 200. Totale 345 di meno. Come ogni riforma costituzionale il suo iter prevede una doppia lettura sia alla Camera che al Senato e una maggioranza dei due terzi dei componenti per evitare la possibilità di un referendum. Ma questa riforma in Senato è stata approvata con una maggioranza inferiore ai due terzi. E manca l'ultimo passaggio definitivo, il quarto, calendarizzato ora alla Camera il 22 agosto. Questo è dunque il caso in cui 500000 cittadini, oppure 5 Consigli Regionali, oppure un quinto di deputati o senatori, questi in carica e non quelli prossimi, possono chiedere un referendum confermativo e hanno 3 mesi di tempo per farlo. Essendo un provvedimento che interviene nella composizione del nostro Parlamento in aggiunta ci sarebbero anche i collegi da ridisegnare. Per questo si parla di tempi lunghi per le elezioni se si vara questo testo. È vero che leggendo l'articolo 4 della stessa riforma si vede che teoricamente si potrebbe approvarla adesso e poi andare al voto, applicandola cioè nella legislatura successiva, come dice Salvini. Ma nei fatti significherebbe congelare per anni una riforma che è di grande rilievo. E oltre alle perplessità già suscitate in molti costituzionalisti non sembra questa la strada che potrebbe avere il gradimento del Capo dello Stato Mattarella, che ha già fatto filtrare le sue preoccupazioni.

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