Taglio parlamentari, raggiunto il quorum per referendum

10 gen 2020

Sembrava allontanarsi dopo che in dirittura d'arrivo un gruppo di senatori aveva deciso di sfilarsi, ma alla fine con qualche giorno di anticipo rispetto alla scadenza ultima del 12 gennaio, la raccolta e la presentazione delle firme per la richiesta del referendum confermativo sulla riforma voluta dal Movimento 5 Stelle che prevede il taglio dei parlamentari: 345 tra Camera e Senato, portandone cosi la composizione a 600 in tutto, è arrivata. 71, ben oltre i 64 - richiesti dalla Costituzione. - Con i tempi tecnici con cui la Cassazione trasmetterà l'atto al Governo, il Governo emanerà il decreto pe promulgare la data del referendum, salvo cose imprevedibili, Il referendum si terrà e finalmente sarà chiaro se gli italiani intendono tagliare - la democrazia o meno. - Arriva in extremis anche l'appoggio del Carroccio: sei i senatori leghisti che si aggiungono. "La parola data ai cittadini rappresenta sempre una buona notizia", dice Salvini, che replica alle accuse dei pentastellati, parlando di contributo dato per avvicinare le elezioni. C'è infatti chi sostiene che in questo modo chi volesse far fallire la riforma e mantenere l'attuale composizione parlamentare, potrebbe spingere al voto anticipato, sfruttando una finestra di tempo più ampia, proprio in attesa che si svolga la consultazione, sempre che la Cassazione, come appare scontato, c'è un mese di tempo, validi le firme raccolte. Tira dritto il Movimento che parla di aiutino arrivato da una Lega incollata alla poltrona. - Il taglio dei parlamentari è sempre stata una priorità per il Movimento 5 Stelle, è uno dei motivi per cui 11 milioni di italiani ci hanno dato - fiducia mandandoci al governo. - Prendono le distanze anche Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni che rivendica di essere l'unico gruppo a Palazzo Madama a non aver firmato e così da Forza Italia Mara Carfagna, che parla di referendum salva poltrone. Sullo sfondo, collegato inevitabilmente, il tema della legge elettorale con la proposta depositata a Montecitorio del Germanicum, modello proporzionale voluto dalla maggioranza e di contro quella richiesta di referendum su cui si dovrà pronunciare la Consulta il 15 gennaio, per un sistema di voto maggioritario. In molti sono convinti che il primo quesito possa trainare sia tecnicamente che politicamente questa seconda consultazione.

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