Dopo la mannaia di Montecitorio contro i vitalizi è pronta ad entrare in funzione anche quella di palazzo Madama. Nelle prossime ore si riunirà il consiglio di presidenza del Senato che ha adottato la delibera che porta il nome del Presidente della Camera Roberto Fico per tagliare le indennità degli ex senatori sulla falsariga di quanto già deciso nell'altro ramo del Parlamento per i deputati con il voto favorevole di Movimento 5 stelle, Fratelli d'Italia, Lega, Pd e l'astensione di Forza Italia. Se anche il consiglio presieduto da Elisabetta Alberti Casellati approverà con il "copia incolla" il provvedimento uscito da Montecitorio dal primo gennaio del 2019 i vitalizi degli ex senatori saranno calcolati con il metodo contributivo e non più con quello retributivo che secondo i nemici della casta a 5 stelle e non solo loro regalava vitalizi d'oro. Per 1338 deputati è già scattato il ricalcolo contributivo in base ai contributi versati per gli assegni maturati fino al 31 dicembre 2011. Dopo quello spartiacque dal 2012 in poi è subentrato per tutti il sistema contributivo. La delibera, manifesto politico impugnato come un lanciafiamme dai grillini sui privilegi della politica, dovrebbe portare ad un risparmio medio per le casse dell'erario di 40 milioni di euro, con un taglio delle "pensioni" dei parlamentari tra il 40 e il 60% con due tetti minimi che non potranno essere sfondati di 980 e 1470 euro. La sforbiciata sarà dimezzata per quegli ex parlamentari che si trovano in difficoltà economiche o fisiche. I vitalizi erogati sono circa 2600 per una spesa che nel 2016 era di 193 milioni e nel 2017 era di circa 206 milioni. Sul piede di guerra gli ex parlamentari che hanno annunciato una "class action" contro i membri dell'ufficio di presidenza. .























