Questa volta il rapporto teso tra Italia e Francia non è figlio di indiscrezioni ma una realtà certificata dalle parole del premier Meloni e da quell'aggettivo, "inopportuno", con cui bolla il mancato invito all'Eliseo per la cena con Zelensky. Non una questione da poco e che stride con l'immagine di quel treno per Kiev su cui erano salite insieme Germania, Francia e Italia. Muoversi da soli per la premier non giova a nessuno. "Francamente mi è sembrata più inopportuno l'invito a Zelensky di ieri. Perché credo che la forza, la nostra forza in questa vicenda sia l'unità e la compattezza. E io lo capisco, voglio dire le questioni di politica interna no, il fatto di privilegiare le proprie opinioni pubbliche interne ma ci sono momenti nei quali privilegiare la propria opinione pubblica interna rischia di andare a discapito della causa". Tra Parigi e Roma le frizioni sono iniziate già mesi fa con i migranti e le navi delle Ong ma questa volta è diverso, il governo sull'Ucraina non ha fatto passi indietro, il mancato invito indica quindi una diffidenza che va oltre il caso specifico. A margine dei bilaterali di gruppo la premier vede Zelensky e lui le chiede di fermarsi per un faccia a faccia di un quarto d'ora, in cui l'Italia ripete che il sostegno a Kiev non è e non sarà mai messo in discussione. Da Roma intanto parte l'attacco delle opposizioni. Per il PD le lamentele della Meloni sono inutili. "Se prima si denigra l'Europa poi si raccoglie ciò che si semina". "Dopo tanti slogan nazionalisti la pacchia è finita per la premier", ironizza Giuseppe Conte. Dal governo controreplica Matteo Salvini: "Francia e Germania non rappresentano l'Europa, tra qualche settimana arriverà la risposta per Macron". Il segnale che lo scontro è ancora all'inizio.























