I cinquantanni di Pierfrancesco Favino, tra vita e carriera

Mi sento bene, perché insomma sto… mi sento dove sono. Sento che mi assomiglio. Diceva così, qualche mese fa, Pier Francesco Favino, ospite nei nostri studi per parlare dei suoi successi. L'ultimo in ordine di tempo, era Il Traditore. Rideva all'idea dell'avvicinarsi di un numero importante, quei 50 anni che costringono molti a fare bilanci. Auguri all'attore romano che gli amici chiamano Picchio, che si dice fortunato perché fa il lavoro che sognava da bambino, che ama profondamente le donne della sua famiglia, due figlie e la moglie Anna, cosi come il teatro, la vera passione, insieme al calcio alla moto; che è sempre pronto a scherzare, ridere e imitare i colleghi, ma assicura nella vita prende tutto sul serio, come gli ha insegnato il padre. Esempio di come siano lo studio e la fatica a premiare le carriere, di come non sbagliare un ruolo sia non sintomo di fortuna, ma di riflessione e intelligenza. Dopo Tommaso Buscetta per Bellocchio, sarà Bettino Craxi per Gianni Amelio, mentre in queste settimane sta terminando le riprese del film dell'amico Muccino. Amato anche all'estero, il cinema d'autore, lo persegue in Italia e del tempo che passa, come chiunque altro, pensa questo. Il tempo che passa porta con sé anche tutto quello che appunto hai imparato nel tempo, che riesci a vivere con più fluidità, con più tranquillità. Certo, sarebbe bello poter vivere questa fluidità un po' prima per avere più tempo poi dopo. Però, no, sono, devo dire, contento, non ho né rimorsi né rimpianti.


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