Storia di dignità e riscatto in Aspromonte, di Calopresti con Fonte

È un film che sa di fango, di terra bagnata, di fatica, di ritorno alle origini e di dignità. È quella che non perdono i protagonisti del film corale “Aspromonte - La terra degli ultimi” di Mimmo Calopresti. Girato nella sua Calabria, ad Africo, ambientato negli anni ’50, è la storia senza tempo e mai così attuale come ai nostri giorni di una comunità isolata, povera e analfabeta, a cui manca qualsiasi cosa, dalla corrente al medico e che lotta per ottenere diritti basilari. Uno dei bisogni delle persone è quello di mettere i piedi per terra, di conoscere la terra dove vive e questo modo qui gli permette di diventare individuo, ognuno di essere se stesso. Dopo la vittoria a Cannes e l’esperienza negli Stati Uniti, dove ha girato nella serie HBO “I know this much is true”, anche Marcello Fonte torna nella sua terra in questa storia di riscatto. Al suo fianco Valeria Bruni Tedeschi nei panni di una maestra elementare. Tutti cercano un posto dove vivere, invece l’importante è trovarne uno bello dove morire. Abbiamo creato dei mostri, poverini, i bambini hanno scoperto questa magia del cinema, stanno a fare un casino, si sono proprio incanalati in questo percorso tutti quanti, hanno visto questa possibilità. Mi tiene più su appunto la verità, la ribellione, la libertà. Ecco, la libertà. Posso anche perdere la dignità per seguire la libertà. Se i vostri figli si ammalano non lo volete un medico per loro? “Un film semplice e pieno di poesia”, dice il regista, che da sempre si sente più affine a chi tutti considerano ultimi. La povertà o la mancanza di diritti o certe comunità che vivono nella disperazione per certe società cosiddette evolute sia maleodorante.


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