50 anni fa la strage di Bel Air, uccisa Sharon Tate

08 ago 2019

“Sometimes feel so happy, sometimes feel so sad”. Cominciamo dalla fine, o meglio, da ciò che il 9 agosto del 1969 terminò per sempre. Il sogno americano, quel grande imbuto dentro il quale erano confluite le speranze degli Stati Uniti e di tutto il mondo e che aveva cominciato a rompersi con gli assassini politici degli anni '60, dai due kennedy a Malcolm X a Martin Luther King, si infranse quel giorno a Bel Air. Sharon Tate era l'immagine stessa di quel sogno. Bella, bionda, sposata con un famoso regista, venuta su da un padre militare e da una madre casalinga, incarnava però, allo stesso tempo, la trasgressione e l'originalità proprie di quegli anni sconsiderati e modernissimi. E quando l'America si svegliò dopo quella terribile notte, capì per la prima volta che l'omicidio, anche quello di massa, poteva non essere solo a sfondo politico, ma frutto di una semplice e terribile miscela di odio e follia. Le cronache ci dicono che in quella calda serata californiana, mentre gli Stati Uniti erano impegnati in Vietnam, in una delle loro peggiori avventure, Sharon Tate era in casa, una villa al 10050 di Cielo Drive, affittata da un famoso produttore, insieme ad alcuni amici. L'attrice, che aveva 26 anni, aspettava il ritorno del marito da Londra, dove aveva appena finito di girare “Rosemary's Baby”. Ma la famiglia Manson aveva deciso altrimenti. I tre scavalcarono le recinzioni della villa, uccidendo un uomo che ne usciva, amico del custode, e fecero irruzione nel salone. Massacrarono tutti, lasciando per ultima quella splendida ragazza texana. Sharon era incinta, avrebbe partorito da lì a due settimane il figlio di Roman Polanski. Una ventina di coltellate misero fine a un'epoca e la cronaca nera entrò nelle case americane come mai era successo prima. Qualche mese più tardi Charles Manson e i suoi complici, che avevano ucciso prima della strage di Bel Air e avrebbero ucciso anche dopo, furono catturati, condannati a morte. Gli fu risparmiata la vita perché la Californiana nel '72 abolì la pena capitale. La strage rimane, però, senza un vero movente. Manson, prima di morire nel 2017, cercò di giustificare gli omicidi, attribuendone la volontà a un non meglio specificato messaggio profetico, ma alcuni dei suoi complici di allora rivelarono che aveva programmato di uccidere diversi altri protagonisti dello show business dell'epoca, da Liz Taylor a Steve McQueen. Quello di Bel Air, lo strazio a cui furono sottoposti Sharon Tate e ciò che rappresentava, fu la prima vera strage mediatica del dopoguerra. Mentre la stagione della ribellione, dell'amore e della fantasia al potere si stava per chiudere con il concerto di Woodstock, l'America delle armi libere, sancita dal secondo emendamento, si rese conto che, assieme al progresso, stavano arrivando gli spettri spaventosi della modernità. E fu così che il 9 agosto del 1969 l'America si svegliò dal suo sogno al 10050 di Cielo Drive.

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