A Milano il Teatro di Narrazione di Marco Baliani

29 gen 2020

Riuscire a portare gli spettacoli di trent’anni fa e metterli in fila da 30 anni fino all'altro ieri l'ultimo: “Una notte sbaglia” l’ho fatto al Festival di Napoli, l'altro anno, è una cosa molto rara, non succede spesso. Diciamo che è un po' una sindrome Sherazade cioè: finché si racconta, si è vivi. Si dice, no? Il Sultano non ti sgozza finché non riesci a raccontare. E io mi accanisco a continuare a raccontare quindi, porto in scena tutti i racconti che ho fatto in questi anni. Il Teatro di Narrazione ha portato in teatro, tanti giovani che prima a teatro non ci andavano molto. Credo che abbia a che fare col fatto che si è spostato l'orecchio al posto dell’occhio. Cioè il Teatro di Narrazione lavora sull'ascolto, non c'è tanto da vedere. Sì, c'è il mio corpo che si muove, che agisce, però tutto il resto lo fa lo spettatore, quindi lo spettatore si trova improvvisamente costretto e coinvolto a immaginare quello che sta succedendo che è quello che è sempre stato quando qualcuno racconta una storia a qualcun altro. Cioè devi costruire tu le tue immagini perché il raccontatore te le sta suggerendo ma non ci sono, non c'è niente da vedere le devi vedere tu dentro di te. Credo che questa sia una cosa che ha attizzato la voglia degli ascoltatori di diventare spettatori di questo tipo di teatro.

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