A Tor Bella Monaca non piove mai, Marco Bocci alla regia

21 nov 2019

Guarda come campo. Io non ce la faccio più, Romolo. Deve cambià qualcosa. Voglio svoltà. Siamo nella periferia di Roma, in uno dei posti dove il così detto “futuro migliore” non sembra intenzionato a palesarsi. In verità potremmo essere ovunque, convivano degrado, povertà, mancanza di prospettive e lavori saltuari. Rigorosamente precari e in nero. Non c’è buonismo. È una visione, un racconto della periferia in maniera alternativa, per come siamo abituati ormai a viverla, a vederla, soprattutto al cinema. Ma un acconto proprio che parla di rapporti di grande umanità. L'ambizione è una casa per la propria famiglia. La lotta è non abbandonarsi alla via più veloce della criminalità. È questo equilibrio precario tra disperazione e dignità che Marco Bocci ambienta il suo primo film da regista, tratto dal suo stesso libro, “A Tor Bella Monaca non piove mai”. Un film umano e quasi rock, con una notevole tecnica registica e senza buonismi, in cui i veri eroi sembrano quelle persone che sopravvivono con tenacia al mare in tempesta. E che non hanno tempo per chiedersi se malvagi si nasce o si diventa. È difficile trovare l'alternativa giusta. Molto spesso si vedono vie sbagliate che capisci che sono sbagliate, perché non fanno parte di te, non rappresenta una tua natura, ma ti senti quasi costretto a dover prendere quelle vie, a percorrerle senza sapere che però non sarà mai in grado di portare avanti quelle scelte che in quel momento ti senti obbligato a fare. Io ti giuro che ti posso dare tutto quello che cerchi nella vita. Te lo giuro. Non voglio niente Maurì.

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