Epcc, il monologo di Cattelan

08 apr 2020

“Un po' di anni fa, una ventina di anni fa, mi è successa una cosa che ho raccontato durante un'intervista. Erano i tempi di All Music; andavo in onda tutti i pomeriggi e un pomeriggio ho fatto lo 0,0% certificato di share. Non mi ha visto letteralmente nessuno, nemmeno mia nonna, che già ai tempi evidentemente preferiva Maccarini. In quel momento era una cosa che più o meno ho potuto accettare. Mi sembra molto peggio quello che sta succedendo adesso. Adesso è il contrario: ci siete voi dall'altra parte dello schermo, ma in studio non c'è nessuno. Il personale è veramente ridotto al minimo, siamo tutti distanziati, siamo tutti con le mascherine. Parlare di fronte a nessuno in un contesto del genere è parecchio difficile. È comunque una platea migliore di quella dei David di Donatello, ma è pur sempre una situazione difficile e particolare. L'ho sperimentata sulla mia pelle, ragazzi. L'ho sperimentata sulla mia pelle. E quindi vi devo fare una una premessa per la prima volta nella storia di EPCC. In realtà più che una premessa è un po' una risposta a una domanda che noi stessi ci siamo fatti per primi. Perché siamo qui questa sera? Questo programma è una comunità, è composta da noi, da chi ci lavora e soprattutto da voi che lo guardate. In questo momento ognuno ha una sensibilità diversa su quello che sta accadendo, su che cosa si debba fare, su cosa debba fare l'intrattenimento, perfino se ci debba essere l'intrattenimento. In senso assoluto ci sono un sacco di risposte. Ne sto leggendo un sacco in questi giorni e sono tutte giuste, per quello che mi riguarda, però c'è una cosa che mi ha spiegato una giornalista scientifica, che quindi tra l'altro è sul pezzo, che ho intervistato qualche tempo fa in radio. Si chiama il Rasoio di Occam o, come direbbe Bobo Vieri, shave like a Occam. Riassumendo il Rasoio di Occam, che cosa dice questo principio? Significa che quando ci sono tantissime ipotesi possibili, la risposta più semplice è quella che probabilmente si avvicina di più alla verità. Vi faccio un esempio: se siete dentro casa, fuori sentite i tuoni, i lampi e un tizio entra in casa vostra completamente bagnato potrebbe essere che si è appena fatto una doccia vestito, ma probabilmente è semplicemente che fuori piove. Ok? Shave like a Occam. È questo che voleva dire”. “Eccolo”. “Quindi, per lo stesso principio, se fare intrattenimento significa intrattenere, sia chi sta bene sia i tanti che stanno passando un brutto periodo, se intrattenere significa non ignorare quello che accade, ma ricordarci che c'è anche dell'altro, noi questa sera siamo qui per voi. C'è la voglia di fare un'edizione al meglio delle nostre possibilità, c'è la speranza di tornare il prima possibile alla normalità. Normalità di cui ovviamente ci mancano a tutti tantissime cose, anche cose che prima odiavamo. Per esempio ogni puntata che abbiamo fatto di EPCC per tutti questi anni c'era una costumista che ad ogni piccola pausa, ad ogni break, durante ogni minimo secondo di riposo, entrava e mi sistemava la giacca anche se non c'era bisogno di sistemarla. Te la ricordi? Questa cosa mi faceva impazzire di nervoso, mi faceva innervosire tantissimo e adesso vorrei che fosse qui, perché veramente mi manca. Mi manca. C'è un'altra cosa che mi manca della normalità, ed è la mancanza di retorica, quando si potevano dire le cose come stavano, senza paura. Per esempio è giusto ricordarci che anche in questi giorni terribili, grazie a Dio, ci sono persone che stanno ricevendo delle belle notizie, ci sono un sacco di bambini che nascono, ci sono amici che magari non si vedevano da una vita, e adesso con le chat si sono risalutati dopo tanti anni, ci sono io che sono tuttora primo al fantacalcio, e se il campionato non ripartirà tecnicamente ho vinto il fantacalcio, ragazzi”. “È un po' da capire”. “Comunque, Marco, visto che ci sei in mezzo anche tu, comunque sono 500 euro, e le voglio”. “Poi vediamo, poi vediamo”. “Non ti credere. Insomma, ci sono delle notizie comunque belle per fortuna e ci sono alcune persone, tra le altre cose, che il 18 maggio potrebbero entrare nella storia di questo Paese, perché quel giorno infatti è stata indicata come data limite per capire come e se ci saranno gli esami di maturità. Ora, io non so voi, se possiamo essere tutti onesti con noi stessi per un secondo, il mio diciottenne, il mio io diciottenne, di quell'epoca avrebbe barattato tranquillamente quattro mesi di isolamento pur di essere promosso agli esami senza doverli fare. Sono onesto, sono onesto, ma forse i diciottenni di oggi sono migliori dell'Alessandro diciottenne e di tutti voi”.

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