Fashion week, l'uomo secondo Marco de Vincenzo e Gucci

14 gen 2020

Classico, con personalità. Sulle passerelle per l'uomo del prossimo autunno e inverno debutta Marco De Vincenzo. Dopo Pitti, ora il designer siciliano cresciuto in casa Fendi presenta a Milano la sua seconda collezione maschile che intitola “Ciao”. “Questa è una collezione che tra poco tutto il mondo avrà la possibilità di vedere. Chi vorrà potrà trovarci dentro le proprie cifre una propria riconoscibilità e tu non potrai conoscere tutti per spiegare quanto di te, quanto delle tue ossessioni, della tua ricerca estetica c'è dentro questa collezione, per questo mi piaceva intitolarla con “Ciao” perché è come dire una collezione che poi viaggerà da sola. Ci sono delle citazioni perché ti piace, come dire, confermare che alcune cose non le hai fatte perché ti piacevano 5 anni fa, ma ancora ci credi e c'è una voglia di rinnovamento costante, quindi ci sono i tessuti luminosi, ci sono i lurex, i dégradé, l'arte cinetica, ottica, che da sempre mi contraddistingue e dall'altra parte, però, soprattutto sull'uomo, io cerco una strada ancora più aderente alla realtà, però è tutto poi mosso dalla mia voglia di trasportare un classico loden nel futuro. Allora, con un plissé sulla lana il volume e in qualche modo l'identità di quel capo probabilmente lo può trasportare nel futuro.” Nell'anno della Brexit la moda parla il linguaggio dell'inclusione. Grazie alla collaborazione con il British Fashion Counsil la Camera della Moda ospita London Showrooms, 10 designers inglesi e 5 italiani, insieme a 3 installazioni. Un messaggio forte del mondo della moda in un momento di preoccupanti chiusure. A calare il sipario su questa intensa Fashion Week è Gucci, grande ritorno nel calendario delle sfilate milanesi. A ritmo incalzante del tempo, scandito da un enorme tendone, sfila la libertà di essere se stessi. Da Alessandro Michele si può ben dire che la moda vada oltre se stessa, diventando quasi il pretesto per affermare un pensiero molto più ampio e la riflessione che traduce in outfit è quella di una mascolinità che non esclude. Lontano dal proporre un nuovo modello, Michel vuole, piuttosto, liberare l'uomo dall'idea che di lui ha la società, quella di una mascolinità tossica fatta di stereotipi che alimentano violenza e sessismo. Per questo immagina un ritorno all'infanzia, per imparare a disimparare. Un messaggio che va davvero oltre lo stile, ma forse proprio per questo rende così potente il marchio della doppia G.

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